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20/12/2003

Per chi vive a Sassa...

Per chi vive a Sassari: sostenete Emergency! Al Toys Center (zona Predda Niedda nord, strada 18) sarà presente un banchetto di Emergency. I volontari impacchetteranno i vostri regali in cambio di un'offerta libera. Potrete inoltre trovare i tradizionali gadgets e tesserarvi all'associazione. Un banchetto di Emergency sarà inoltre presente presso il Teatro Verdi il sabato 20 (oggi!), in occasione dello spettacolo "Da vicino a lontano"

postato da: Pescetrombetta alle ore 15:56 | link | commenti (3)
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Dunque, la mia amich...

Dunque, la mia amichetta Lilla si è laureata con 102 ed un'esposizione da strafiga, Simone con 110 cum laudis (regge l'ablativo, vero?). E bravi i miei ragazzi!!

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18/12/2003

Segnalo una bella in...

Segnalo una bella iniziativa dell'Arci

SASSARI - GIOVEDI' 18 DICEMBRE 2003 - ORE 17,30

PALAZZO DELLA PROVINCIA - SALA ANGIOY

ARCI - MAGISTRATURA DEMOCRATICA - MEGACHIP

PRESENTANO

SEDICIPERSONE

Le parole negate del bombardamento della televisione di Belgrado

Un documentario di Corrado Veneziano

Con la consulenza giuridica di Domenico Gallo

Seguirà dibattito con Corrado Veneziano e Domenico Gallo.

Intervengono: Rosario Cecaro e Costantino Cossu

La notte del 23 aprile 1999, la Nato bombardò gli studi della televisione nazionale di Belgrado, uccidendo sedici persone. Interno al più generale progetto di azzeramento delle gerarchie - e del regime - serbo, l'attacco fu preceduto e seguìto da altre incursioni: una guerra che ha goduto della attiva collaborazione militare italiana, e dell'utilizzo delle basi logistiche statunitensi presenti nel nostro territorio.

Se durante lo svolgimento del conflitto, la Nato parlò di "effetti collaterali", accennando a scuse più o meno formali o a errori di valutazione, in questo caso la troupe televisiva fu interpretata come "figura militare da contrastare nell'atto della sua funzione di guerra".

Ciò che accadde in quella circostanza vale la pena di essere ripreso e problematizzato. E' la prima volta che la stampa viene del tutto proposta come braccio armato di un regime, ed è il primo caso in cui la morte di una omogenea unità professionale (per l'appunto una troupe televisiva) non abbia sollevato le proteste in altri Stati di analoghe o contigue associazioni di categoria.

A nulla sono servite le cause intentate dai parenti delle vittime, né il richiamo a precise disposizioni del diritto internazionale, che parlano di liceità di un attacco militare solo nei confronti di obiettivi e di forze militari o di persone al seguito delle forze armate. La stampa è qui probabilmente intesa e proposta come accompagnamento ideale di una forza militare, e come tale repressa e combattuta.

Il lavoro che qui si propone vuole aprire una discussione partendo da questo circoscritto avvenimento: valutando differenze e analogie interne al lavoro della comunicazione e della stampa, problematizzando il concetto di libertà di pensiero e di divulgazione, denunciando ogni coinvolgimento dello Stato italiano in avventure belliche di ogni segno e colore. C'è un pensiero diffuso, in psicoanalisi, che vede, nelle operazioni di chi commette atti di repressione, una irrisolta proiezione personale. E se uno Stato uccide una troupe giornalistica, forse i suoi rappresentanti sono inconsciamente convinti che essa possa - debba - essere assoldata e servire con coerenza le istanze che il potere di quello Stato comunque le richiede.

C'è un luogo comune, in linguistica, che interpreta l'afasia come uno dei segnali di anticipazione dell'atrofia, e poi della paralisi, relazionale e argomentativa. Non vorremmo che la totale assenza di analisi e discussione su quel tragico avvenimento fosse una spia pericolosa di una profonda regressione, ideale e politica, nella quale siamo avvolti.

L'iniziativa promossa da Arci, Magistratura Democratica e Megachip è anche l'occasione per riflettere, alla luce dei recenti eventi bellici, sul ruolo del giornalista, per domandarsi se l'informazione giusta debba, allo stato, essere considerata un'utopia. Un giornalista che si sforzi di fare il suo dovere, sarà sempre soggetto a condanne e critiche. Il suo ruolo è quello di controllare i centri di potere, provocare i "cattivi" e le lobby che mentono. E quanto pesa la censura? La censura peggiore è quella che accade all'interno del sistema politico e comunicativo del proprio paese, sempre. Se il racconto di guerra risulta in contraddizione con quel famoso disegno d'ideal politik per cui hai venduto la guerra come inevitabile, come giusta, come umanitaria, necessaria, ogni notizia che contraddice questi grandi indirizzi, sarà minimizzata, censurata o impacchettata. In maniera che risulti un dettaglio del racconto. Il giornalismo di guerra, ha scoperto da tempo che sul campo di battaglia gli avversari sono le strutture militari, di qualunque parte esse siano. Non c'è più il nostro esercito, non ci sono più i nostri bravi soldati. Per vendere il prodotto guerra, vestito da ideal politik, chi gestisce la guerra deve ingannare: è il suo dovere. Il giornalista serio e in buona fede deve svelare l'inganno. Quindi è in posizione contrapposta anche al proprio esercito, all'esercito del proprio paese, che ha una missione fondamentale: raggiungere l'obiettivo politico fissato dal governo attraverso strumenti militari. Non credo sia mio dovere giornalistico accettare di essere militarizzato, vestire la tuta mimetica e mettermi le stellette. Ennio Remondino

Smascherare il potere, essere il convitato scomodo che fa domande, che ficca il naso oltre un'apparente e facile lettura della realtà: è questa l'utopia del buon giornalismo?. Sarà, inoltre, l'occasione per interrogarsi sullo stato di salute dell'informazione italiana, sullo sfondo di quel monumento al conflitto di interessi che è la legge di riforma televisiva Gasparri e di recenti fatti di censura ed epurazione dal servizio pubblico di apprezzati professionisti dell'informazione.

Corrado Veneziano è regista teatrale e docente di Linguistica all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio d'Amico".

Domenico Gallo, già senatore della Repubblica, è giudice presso il Tribunale civile di Roma.

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17/12/2003

Barriere architetton...

Barriere architettoniche alla facoltà di scienze politiche di Sassari, domani ne parliamo. E quando ho un attimo di tempo per scrivere più di due righe parleremo anche di America Latina.
Muy buenas noches


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16/12/2003

Domani si laurea il ...

Domani si laurea il mio amico Simone, dopodomani la  mia amichetta Lilla. Un abbraccio ed un in bocca al lupo ad entrambi!

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Bell'editoriale di E...

Bell'editoriale di Ezio Mauro sull'argomento del giorno
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Perla dell'on. Nania...

Perla dell'on. Nania a Ballarò. Commentando il messaggio che lo scorso luglio il Presidente della Repubblica ha inviato alla Camere Nania ha detto :"Quel messaggio era indirizzato a voi del centrosinistra perché quando eravate al governo (cioè due anni prima, nda) non avete fatto niente in materia". I fratelli Guzzanti sono due dilettanti... però loro non stanno al governo.

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W nonno Ciampi!! ...

W nonno Ciampi!!

C'è un limite, da il Manifesto

postato da: Pescetrombetta alle ore 12:06 | link | commenti (2)
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CIAMPI NON FIRMA L'O...

CIAMPI NON FIRMA L'OBBROBRIO GASPARRI, NOI SI TIRA (PER IL MOMENTO) UN SOSPIRO DI SOLLIEVO, E CI SI GODE LA SPLENDIDA GIORNATA!

postato da: Pescetrombetta alle ore 09:17 | link | commenti (2)
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14/12/2003

Stasera, h 20.30 al Palalido di Milano, manifestazione contro la legge Gasparri e non solo, dal titolo "ORA BASTA". Per info dell'ultimo minuto info@laretedeimovimenti.it e www.laretedeimovimenti.it. Diretta internet cliccando http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=10

postato da: Pescetrombetta alle ore 19:01 | link | commenti (6)
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Geniale!

Geniale!

postato da: Pescetrombetta alle ore 18:59 | link | commenti
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Inauguro una sezione...

Inauguro una sezione del blog dedicata alle faccende della mia città. La riconoscerete da questo colore. Chiunque voglia collaborare o segnalare iniziative o piccole storie può scrivermi.
Ieri sera alle 21.00, nella Chiesa di Santa Maria, si è svolto un concerto dei celeberrimi Imtillimani accompagnati dal Coro della Polifonica Santa Cecilia. A parte il fatto che assistere almeno per una volta ad un concerto degli Intillimani è a mio parere una cosa importante, è stato bello lasciarsi stupire dalla capacità di rinnovarsi di questi splendidi artisti (vabbò sono schifosamente di parte, e quindi? Nessuno vi ha promesso una fredda ad equilibrata recensione...). Hanno eseguito pochi brani del loro repertorio (all'inizio ed in chiusura dell'esibizione), per lasciar spazio alla loro interpretazione della Misa criolla e della Navidad Nuestra, due opere del compositore argentino Ariel Ramirez. La prima unisce elementi tradizionali della messa cattolica con ritmi tipici delle popolazioni indigene e non del continente latinoamericano. Particolarmente riusciti, secondo me, i pezzi più veloci (forse sarebbe meglio dire forsennati), dove più evidenti erano le ascendenze tribali africane. Della Navidad Nuestra, ad esser sincera, non sapevo molto, quindi invece di citare cose lette poche ore fà vi lascio direttamente il link per andare a leggervele da voi. Vi posso dire comunque che si è trattato di sei brani di grande impatto. Chi volesse approfondire sulla Misa Criolla può leggere qua e qua. Colpisce molto, del gruppo cileno, la grande complicità dei componenti, e l'espressione nel viso di chi si sta divertendo un mondo a suonare. Davvero un bello spettacolo! Qualcun'altro di voi l'ha visto? Cosa ci vuole raccontare?
Dopo il concerto cosa c'è di meglio di una bella carbonara all'una del mattino? Ma questa è un'altra storia...
Prosit



postato da: Pescetrombetta alle ore 18:20 | link | commenti
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13/12/2003

Ecco cos'è successo ...

Ecco cos'è successo giovedì durante il programma Excalibur, quando l'onorevole Melandri ha deciso, indignata, di abbandonare la trasmissione. A voi il commento.
Buon sabato pomeriggio


postato da: Pescetrombetta alle ore 15:17 | link | commenti (3)
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11/12/2003

Mi scuso per la lung...

Mi scuso per la lunga assenza con gli eventuali lettori ma anche con me stessa, con la quale ho a volte difficoltà a mantenere le promesse di continuità.
Dove ci siamo lasciati? Ah si, a Nassiriya, a quella tragedia così troppo mediatica e così troppo poco privata e rispettata, a quei giorni in cui deliranti professionisti dell'informazione si sono prestati ad assecondare i più beceri istinti del teleutente medio, che chissà quale risposta si aspettava dall'idiota domanda, posta al familiare di turno, "Che cosa prova adesso?". A quei giorni in cui, senza nulla togliere al valore ed al coraggio dei caduti armati, ci si è completamente dimenticati dei due morti civili, che veramente erano in missione di pace, ammesso che questo fosse e sia l'obiettivo della cooperazione italiana. Ed ora? Da quanto non si sente più parlare di quella tragedia? E quanto poco rilievo viene dato a quel che sta succedendo veramente in Iraq e Afghanistan (sempre più di altre zone che mai hanno avuto il privilegio di un talk-show di prima serata, mi direte, ma di questo ci occuperemo un'altra volta. Nel frattempo in questa
pagina di Peacereporter potete avere un quadro di tutti conflitti attualmente in corso nel nostro pianeta).
Cos'altro è successo? Tra una barzelletta e una figuraccia di un presidente del consiglio nel quale non mi posso riconoscere c'è stata una manifestazione nazionale dei sindacati, che ha portato a Roma un milione di persone stanche e preoccupate per il futuro prossimo e meno prossimo. Il parlamento ha approvato, nell'ordine, la liberalissima legge gasparri, per la quale è stata indetta una manifestazione per il 14 dicembre, ed una legge medievale sulla fecondazione, sulla quale non ho parole se non di rabbia e impotenza, per cui vi consiglio la lettura di un ottimo articolo tratto da l'Unità e la riflessione del giornalista Robecchi de il Manifesto, che scrive quel che segue "C'è un gran dibattito sulle regole. Bisogna regolare, che diamine! E' tutto un frenetico riscrivere regole. Nuove regole: un embrione ha più diritti di un diciottenne, e non possono nemmeno togliergli punti dalla patente. La mamma dell'embrione, invece, ha un po' meno diritti e infatti presto andrà in Francia per restare incinta. Se fai il secondo bambino ti danno mille euro. Se volevi abortire, ci ripensi e dai in adozione il neonato, te ne danno millecinquecento. Fare della contabilità nelle mutande delle ragazze italiane sembra una passione costante dei cattolici." (qui trovate l'articolo)
Infine vi informo che a breve partirà una sezione dedicata alla mia città, Sassari, di cui cercherò/cercheremo (vero ragazze?) di raccontare storie sotterranee, comunque meno note o più scomode. Chiunque abbia qualche idea mi può scrivere qui (nei commenti) o al mio e-mail (clafir@tiscali.it), vi aspetto!

Buona esistenza



postato da: Pescetrombetta alle ore 18:39 | link | commenti
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