"Chi vive nel nostro tempo
è vittima di nevrosi. Per
vivere bene non bisogna
essere contemporanei"
(Ennio Flaiano)
A tutti i viaggianti, il mio benvenuto
Svegliarsi tranquilli... ma non troppo
L'assurdo silenzio della tv
Vive l'Europe
C'è del marcio in Danimarca (... e in Svezia)! Brogli sportivi. I nostri connazionali son gente semplice, una squadra di dilettanti, impreparata ad affrontare questi professionisti della contraffazione. Cribbio!
Bicchiere mezzo pieno? (Posto sulle elezioni solo ora perché solo ora le urne sarde sono ufficilmente sigillate)
Due anni fà il mio prof madrileno di Diritto comunitario, José Antonio García Vilar, ci disse, il primo giorno di lezione, "cercate di apprendere bene i contenuti di questo esame, perché li potrete ritrovare solo sui libri o su qualche rivista degli addetti ai lavori, non sono per il momento l'occupazione né principale né secondaria dei quotidiani, e tantomeno potrete utilizzarli come argomento di conversazione davanti ad un vino tinto d'annata". Si lanciò poi in uno dei suoi excursus diventati famosi fra noi erasmus il cui succo era, "quando si arriverà a parlare di Europa nei bar e negli ascensori io sarò sotto terra da un pezzo".
Diciamo senza tema di smentita che profesor García aveva ragione. Che se c'è un'occasione elettorale in cui i sondaggisti sono a casa quella è la competizione per eleggere i parlamentari europei, percepita nel nostro paese (ma siamo in buona compagnia), da candidati ed elettori, come un grande sondaggio. Con l'opzione comparativa (vediamo come va da noi ma anche come vanno gli altri "sondaggi" europei).
(continua.)
Adesso faccio per qualche riga l'informata-saccente-saputella-laureanda in scienze politiche. Il Parlamento europeo funziona un in modo abbastanza simile ai cugini nazionali. Se proprio vogliamo trovare delle differenze dobbiamo riferirci ai tempi. E' infatti relativamente giovane (le prime elezioni dirette risalgono al 1979, prima i suoi membri erano nominati dai parlamenti nazionali), ed ha acquisito poteri degni di questo nome solo a partire dal 1993. Prima di questa data le sue funzioni si limitavano ad un mero controllo politico sull'attivita del Consiglio e della Commissione, con l'eccezione dell'importante ruolo svolto nell'approvazione del bilancio. Ma a partire dal Trattato di Maastricht, e in modo ancora più significativo con il Trattato di Amsterdam, il Parlamento europeo ha conquistato (termine appropriato, perché è grazie alle pressioni dei parlamentari europei più consapevoli e più sensibili alle esigenze di democratizzazione dell'Unione Europea che questi importanti risultati sono stati raggiunti) poteri importantissimi, e davvero comparabili a quelli di un qualsiasi organo legislativo nazionale (di un paese democratico, ovviamente). Tanto per capirci, non si approverà praticamente nessun provvedimento europeo senza l'esplicito assenso degli onorevoli europei. Per capirci ancora meglio, date le attuali competenze dell'Unione, saranno anche i parlamentari europei a decidere se aprire un nuovo canale di commercio con il Gabon, ma anche a limitare o incentivare il mutuo agevolato per la prima casa, la privatizzazione o il rafforzamento della sanità pubblica, a stanziare borse di studio o di ricerca, a stabilire che sugli alimenti esposti nei banconi dei supermercati ci vogliono le etichette di provenienza, a fissare gli standard dei contratti di lavoro nel territorio comunitario...
(continua.)
Ancora a proposito di promemoria, moniti e auguri
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei
pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti.
Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.
Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze.
Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti.
Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una
responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non
ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."
("La Città futura", Antonio Gramsci)
13 giugno 1984, addio Enrico
Vent'anni fà un milione e mezzo di persone partecipò a Roma ai funerali del segretario del PCI Enrico Berlinguer (qui un breve filmato). Ero troppo piccola per ricordare. Sono stati le letture, gli studi e gli ultimi scampoli della scuola di partito dell'allora Partito Democratico della Sinistra a farmi conoscere meglio il mio concittadino più carismatico.

Voglio ricordarlo con uno dei suoi discorsi più famosi, purtroppo ancora attuale. Lo trascrivo come promemoria, come monito, come augurio.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
(la Repubblica, 1981, intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer)
Liberi
Stamane Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Salvatore Stefio e l'imprenditore polacco Jerzy Kos sono stati liberati dalle forze della coalizione (si parla di soldati americani o polacchi), nei pressi di Baghdad. Spero abbiano modo di riposare accanto ai loro familiari, senza essere costretti ad estenuanti passerelle porta a porta (per quelle pre-elettorali mi auguro sia troppo tardi).
UPDATE
Forse non è così tardi... Non ho visto Porta a Porta in prime time, non ho voluto, per stasera, stordirmi di dichiarazioni. Se volete però, potete aggiornarmi sulle varie maratone televisive
UPDATE 2
Consueta sitografia (in progress), ovvero facciamo parlare chi è più informato di me:
- un post del Progetto Mayhem ricostruisce alcuni particolari della vicenda;
- l'editoriale di oggi de l'Unità;
- un articolo de la Repubblica che ci dà un'idea di come potrebbe (uso il moderato condizionale) essere utilizzata questa liberazione
E il commentar m'è arduo in questo blog
Per motivi a me ignoti in questo blog, e solo in questo blog splinder, la finestra dei commenti, nove volte su dieci, si presenta così
Un applauso pubblico con tanto di standing ovation ai pochi fortunati e caparbi che non si sono piegati alle leggi di splinder e sono riusciti a lasciare una testimonianza del loro passaggio.
P.s.: quest'immagine (che potete ottenere cliccando contemporaneamente ALT e STAMP quando vi trovate sulla finestra attiva che volete "immortalare") è per il momento l'unica cosa che ho imparato a fare in ben tre giorni di studio per la Patente Europea del Computer, o Ecdl che dir si voglia.
Della stupidità politica e associativa
(Scritto alle h 16.00)
Oggi non dovrei essere qui. Non avrei dovuto essere qui. Non avrei dovuto avere il tempo né il motivo per scrivere queste due righe, se non per augurarvi il mio (quasi) consueto "buona sopravvivenza domenicale". Avrei dovuto trovarmi ai giardini pubblici della mia città, per partecipare ad una manifestazione che da diversi anni dà il benvenuto all'estate e rimpingua le casse delle associazioni di volontariato, il Giardino della solidarietà. Lì avrei dovuto fare il mio turno al banchetto di Emergency, ma Emergency, o meglio, una parte a quanto pare maggioritaria del gruppo territoriale di Sassari, ha deciso ieri sera che non era più opportuno partecipare. Il motivo? La contestuale presenza di una rappresentativa della Brigata Sassari.
(La bambina ingenua di tre anni che è in me prende il sopravvento)
E dunque?
E dunque sono militari, mica possiamo stare nello stesso giardino.
Perché no?
Perché noi portiamo avanti un ideale diverso.
Certo, lo so. Ma se la gente non vi vede non potrà saperlo.
La nostra assenza ha un significato politico preciso e importante.
... io questo non lo posso capire, però chi ha fatto una passeggiata ai giardini non ha visto Emergency. Ha visto gli scout, i ragazzi del mercato equo e solidale, i missionari, la Croce Rossa, l'Aido... ma non ha visto Emergency, la sua E rossa cerchiata, le sue bandiere della pace...
(Ritorna la me di venticinque anni)
Slogan
Da l'Unità di ieri
Ho ascoltato commenti durissimi, ho visto volti atteggiati all’indignazione, a proposito degli slogan su Nassiriya che sono diventati l’argomento principale di molta cosiddetta informazione sulla manifestazione romana per la pace e contro la visita di Bush. Quegli slogan sono a un tempo infami, imbecilli, amorali. Ma altrettanto oscene sono le facce di quelli che non hanno speso una sola parola quando, la sera del 20 luglio 2001, almeno un migliaio di carabinieri acquartierati alla Foce gridavano “uno di meno” e “uno, due, tre, viva Pinochet”. Allora io penso che chi non ha saputo o voluto condannare espressioni ancora più infami di quelle di Roma, ancora più imbecilli, ancora più amorali, proprio perché adoperate da uomini in divisa, oggi deve solo tacere e lasciare a chi ha la dignità per poterlo fare il compito di condannare con fermezza l’episodio romano.
Giuliano Giuliani

La strage di Piazza Tien An Men (18 aprile - 4 giugno 1989) secondo un murales di Orgosolo
(grazie a La mia Sardegna, qui altre immagini dei Murales)
P.s.: ho dovuto ridurre le dimensioni dell'immagine perché l'impaginazione del blog ne risentiva parecchio, cliccate qua per vedere la foto con la risoluzione ottimale.
Domani 2 giugno, h 21.00-23.00, il primo complemese di Radioblog!
Non mancate, farò l'appello, gli assenti giovedì accompagnati al mio blog dai genitori!