Aspettando il ritorno
Quattro giorni fa, il 19 agosto, a Najaf, si son perse le tracce di un giornalista free-lance, Enzo Baldoni, collaboratore del Diario e traduttore di fumetti per Linus, ribelle e pigro incallito, come ama definirsi. E' quasi certo l'omicidio del suo traduttore iracheno Ghareeb, con cui viaggiava.
Mi sono iscritta alla sua mailing-list qualche mese fa, quando Baldoni tornava dalla Colombia e si preparava a partire per l'Iraq. Apprezzo tantissimo le sue cronache essenziali, il suo colpo d'occhio sulle realtà che osservava.
Come dicevo è sparito, nessuno ha sue notizie. Su alcuni blog, come ormai accade spesso, è partita una task force informativa, informale ma puntualissima, come forse solo col mezzo internet è possibile. Potete quindi avere notizie sempre aggiornate sul blog di Baldoni, animato dagli amici del giornalista scomparso, sul blog dell'inviato Rai Pino Scaccia, e su quello di un reporter-pacifista inglese, Justin Alexander, il primo a dare la notizia dell'uccisione di Ghareeb e della scomparsa di Baldoni.
Chiudo il post con due scritti di Enzo Baldoni, tratti dalla sua mailing-list. Il secondo è l'ultima testimonianza scritta dall'Iraq.
"I due camion sono pronti, con le sole insegne sbiadite della Mezzaluna sulle portiere e il tetto bianco. Aprirà il convoglio quel catorcio che è la Nissan di Ghareeb, seguita dai due vecchi Ford della Mezzaluna. E' un convoglio sgarrupato, ma porta 10 tonnellate di acqua imbustata litro per litro da Francesco, Lillo e Andrea assieme ai loro colleghi iracheni. E poi bende, antidolorifici, disinfettanti, flebo, aghi, anestetici: un minimo essenziale per la chirurgia di guerra.
Anche la fascinosa Safanaa Al Salloom, naturalmente, è venuta a salutarci. Mi prende da parte, mi porta nell'ufficio di Beppe, chiude la porta e mi dà due grossi baci: "Non posso darteli in pubblico, sono una donna irachena: ma sappi che sono orgogliosa e grata di quello che fate per il mio popolo. Non ce ne dimenticheremo mai."
"Ma va', è solo turismo. Era tanto che sognavo di vedere il mausoleo di Ali ..."
Partiamo tra gli applausi della gente della Croce Rossa "Vorremmo venire con voi!" gridano tutti. Sono sinceri. E noi andiamo anche per conto loro. Specialmente perché ho due bandiere nascoste nello zainetto.
Secondo una vecchia tradizione delle carovane del deserto, Safanaa ci spruzza di acqua benaugurante. Usciamo dal recinto dell'ospedale e ci
infiliamo nel traffico pazzesco di Baghdad. Posti di blocco, caos, gente col mitra in mano. Ogni tanto, qualche esplosione. E' buffo come, dopo un po', uno non faccia più caso ai colpi di mortaio.
In macchina con noi c'è anche Salah, il braccio destro di Beppe, un iracheno dal volto mefistofelico che è stato maggiore nell'aeronautica e che rimpiange Saddam. Mi chiedo se è con noi per aiutarci o per controllarci. Ma così è l'Irak: è difficile sapere chi è davvero chi hai di fianco. In uno dei due camion c'è un alto esponente dell'Esercito del Mahdi (gli uomini di Mouktada As Sadr) che è la nostra assicurazione sulla vita. L'unico pericolo vero sono gli americani.
Usciamo dalla città, imbocchiamo la Baghdad - Bassora. Ghareeb è molto nervoso. Perdiamo il contatto con i camion. Ghareeb vomita imprecazioni in arabo nel telefonino, poi inverte la marcia, salta sull'altra corsia, taglia la strada a due o tre macchine che passano strombazzando, torna indietro a velocità pazzesca zigzagando da una corsia all'altra: eccoli là, i due camion, fermi sul ciglio della superstrada.
Sotto il motore del camion di testa una chiazza d'olio si sta allargando rapidamente." (Baghdad, 18 agosto, h 14.33)
""Uko dabbaba?"
"Uko dabbabat?"
C'è un secondo Bradley sul nostro cammino, e poi un terzo: la procedura è la stessa. Smonta, sventola, urla, dirigi il traffico, e nel frattempo càgati sotto. Al terzo è già routine. Nessuno spara, e questo è buono, anche se vicino si sentono raffiche e colpi di mortaio. Gli abitanti di Najaf si sporgono dalle case, salutano, ci indicano la via verso il Mausoleo di Ali. Vediamo i primi armati vestiti di nero con la fascia verde sulla fronte. Poi irrompiamo nel corso principale: in fondo la splendida piastrelltura multicolore del Mausoleo, una fantasmagoria araba di grande bellezza. Il corso è pieno di armati, Ghareeb comincia a suonare i clacson, tutti alzano in aria i mitragliatori aprono le dita a V, ci applaudono, urlano, passiamo tra due ali di uomini festanti armati fino ai denti, anch'io sporgo le dita aV fuori del finestrino, è una festa.
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In fondo al corso un gruppetto di uomini vestiti di nero ci punta le armi. Ci fermiamo. Ghareeb scende. Questo è compito suo. Cominciano a urlare in arabo. Ghareeb sembra furibondo. Urla fortissimo. Un ragazzino con la fascia verde sulla fronte si mette dietro di noi e punta il lanciagranate RPG-7 sul camion. Porca troia. L'autista della Mezzaluna scende, pallido, e aziona il portellone. Lentamente, il portellone si abbassa: si vedono le casse di medicinali con la scritta Italian Red Cross. Il giovanotto alza il lanciagranate e sorride.Gli armati rimettono il mitra in spalla e abbracciano Ghareeb, che è sudatissimo. Via libera per il Mausoleo di Ali." (Najaf, 20 agosto, h 17.01)