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31/08/2004

Tienimi da parte il souvenir (con la leggerezza che Enzo approverebbe)

(fonte Bloghdad)

Il ritorno di cui sotto non c'è stato. Di Baldoni restano un
video surreale, una gestione imbarazzante e approssimativa del caso da parte del governo italiano, e forse non solo (per un'idea di come gestire seriamente una situazione di questo genere, rivolgersi ai cugini d'Oltralpe, con la speranza di un finale diverso).
A me resta anche un breve carteggio, che suona meglio di scambio di mail. Ho pensato forse più del dovuto all'opportunità di parlarne. Nonostante abbia aperto un blog mi tengo alla larga dallo spiattellamento dei fatti miei nella rete delle reti, nonché dall'aneddotica, non che ci sia niente di male, ma non mi riesce proprio, nemmeno se mi impegno.
Enzo mi aveva dato qualche dritta per la tesi di laurea. Gli avevo chiesto informazioni "economiche" sull'America Latina. Mi rispose con un paio di storie di campesinos, guerriglieri bambini, fabbriche occupate dagli operai e rimesse in moto, musica e danze indios. Ad esser sinceri, niente che potessi utilizzare proficuamente, ma il suo colpo d'occhio sulla quotidianità colombiana e, per estensione, su buona parte della realtà latinoamericana, è stato importantissimo. Due mesi fa ho deciso quindi di inserire Enzo fra le persone da ringraziare, e mentre scrivevo il suo nome sorridevo all'idea delle facce perplesse di amici e parenti che mi avrebbero chiesto "chi sarebbe 'sto tizio?". Beh, direi che almeno questo problema è risolto.
Prima che partisse per Najaf gli ho scritto una mail per augurargli il classico buon viaggio e prudenza. Nella sua risposta, come al solito canzonatoria, mi prometteva un souvenir da Najaf, e mi intimava di non pensare a lui ma a cose più serie, come laurearmi ma soprattutto inserirlo fra le persone da ringraziare. Non gli ho potuto dire che era già cosa fatta, ma al mio souvenir ci tengo.

Rotte laterali.
(dal suo blog Ribelli)

Mi prefiggo un obiettivo, lo studio, faccio piani, traccio rotte poi, per la strada, mi lascio distrarre da qualcosa che non so nemmeno, una sensazione o un colore o un profumo, o una donna che intravvedo appena prima che sparisca dietro un angolo. Allora devio, infilo stradine laterali, viuzze strette e maleodoranti, mi perdo poi, d'improvviso, sbuco in una piazzetta bellissima e assorta, residuo forse del vecchio villaggio indio, sbreccata e un po' in rovina, non segnalata dalle guide.
Buscar el levante por el poniente.
E' la storia della mia vita.


Info aggiornate sul rapimento e l'uccisione di Enzo Baldoni sul
blog di Pino Scaccia


La riflessione triste dei giorni dopo:













postato da: Pescetrombetta alle ore 10:23 | link | commenti (9)
categorie:
23/08/2004

Aspettando il ritorno

Quattro giorni fa, il 19 agosto, a Najaf, si son perse le tracce di un giornalista free-lance, Enzo Baldoni, collaboratore del Diario e traduttore di fumetti per Linus, ribelle e pigro incallito, come ama definirsi. E' quasi certo l'omicidio del suo traduttore iracheno Ghareeb, con cui viaggiava.
Mi sono iscritta alla sua mailing-list qualche mese fa, quando Baldoni tornava dalla Colombia e si preparava a partire per l'Iraq. Apprezzo tantissimo le sue cronache essenziali, il suo colpo d'occhio sulle realtà che osservava.
Come dicevo è sparito, nessuno ha sue notizie. Su alcuni blog, come ormai accade spesso, è partita una task force informativa, informale ma puntualissima, come forse solo col mezzo internet è possibile. Potete quindi avere notizie sempre aggiornate sul blog di Baldoni, animato dagli amici del giornalista scomparso, sul blog dell'inviato Rai Pino Scaccia, e su quello di un reporter-pacifista inglese, Justin Alexander, il primo a dare la notizia dell'uccisione di Ghareeb e della scomparsa di Baldoni.
Chiudo il post con due scritti di Enzo Baldoni, tratti dalla sua mailing-list. Il secondo è l'ultima testimonianza scritta dall'Iraq.

"
I due camion sono pronti, con le sole insegne sbiadite della Mezzaluna sulle portiere e il tetto bianco. Aprirà il convoglio quel catorcio che è la Nissan di Ghareeb, seguita dai due vecchi Ford della Mezzaluna. E' un convoglio sgarrupato, ma porta 10 tonnellate di acqua imbustata litro per litro da Francesco, Lillo e Andrea assieme ai loro colleghi iracheni. E poi bende, antidolorifici, disinfettanti, flebo, aghi, anestetici: un minimo essenziale per la chirurgia di guerra.

Anche la fascinosa Safanaa Al Salloom, naturalmente, è venuta a salutarci. Mi prende da parte, mi porta nell'ufficio di Beppe, chiude la porta e mi dà due grossi baci: "Non posso darteli in pubblico, sono una donna irachena: ma sappi che sono orgogliosa e grata di quello che fate per il mio popolo. Non ce ne dimenticheremo mai."
"Ma va', è solo turismo. Era tanto che sognavo di vedere il mausoleo di Ali ..."

Partiamo tra gli applausi della gente della Croce Rossa "Vorremmo venire con voi!" gridano tutti. Sono sinceri. E noi andiamo anche per conto loro. Specialmente perché ho due bandiere nascoste nello zainetto.

Secondo una vecchia tradizione delle carovane del deserto, Safanaa ci spruzza di acqua benaugurante. Usciamo dal recinto dell'ospedale e ci
infiliamo nel traffico pazzesco di Baghdad. Posti di blocco, caos, gente col mitra in mano. Ogni tanto, qualche esplosione. E' buffo come, dopo un po', uno non faccia più caso ai colpi di mortaio.

In macchina con noi c'è anche Salah, il braccio destro di Beppe, un iracheno dal volto mefistofelico che è stato maggiore nell'aeronautica e che rimpiange Saddam. Mi chiedo se è con noi per aiutarci o per controllarci. Ma così è l'Irak: è difficile sapere chi è davvero chi hai di fianco. In uno dei due camion c'è un alto esponente dell'Esercito del Mahdi (gli uomini di Mouktada As Sadr) che è la nostra assicurazione sulla vita. L'unico pericolo vero sono gli americani.

Usciamo dalla città, imbocchiamo la Baghdad - Bassora. Ghareeb è molto nervoso. Perdiamo il contatto con i camion. Ghareeb vomita imprecazioni in arabo nel telefonino, poi inverte la marcia, salta sull'altra corsia, taglia la strada a due o tre macchine che passano strombazzando, torna indietro a velocità pazzesca zigzagando da una corsia all'altra: eccoli là, i due camion, fermi sul ciglio della superstrada.

Sotto il motore del camion di testa una chiazza d'olio si sta allargando rapidamente.
" (Baghdad, 18 agosto, h 14.33)

"
"Uko dabbaba?"
"Uko dabbabat?"
C'è un secondo Bradley sul nostro cammino, e poi un terzo: la procedura è la stessa. Smonta, sventola, urla, dirigi il traffico, e nel frattempo càgati sotto. Al terzo è già routine. Nessuno spara, e questo è buono, anche se vicino si sentono raffiche e colpi di mortaio. Gli abitanti di Najaf si sporgono dalle case, salutano, ci indicano la via verso il Mausoleo di Ali. Vediamo i primi armati vestiti di nero con la fascia verde sulla fronte. Poi irrompiamo nel corso principale: in fondo la splendida piastrelltura multicolore del Mausoleo, una fantasmagoria araba di grande bellezza. Il corso è pieno di armati, Ghareeb comincia a suonare i clacson, tutti alzano in aria i mitragliatori aprono le dita a V, ci applaudono, urlano, passiamo tra due ali di uomini festanti armati fino ai denti, anch'io sporgo le dita aV fuori del finestrino, è una festa.
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In fondo al corso un gruppetto di uomini vestiti di nero ci punta le armi. Ci fermiamo. Ghareeb scende. Questo è compito suo. Cominciano a urlare in arabo. Ghareeb sembra furibondo. Urla fortissimo. Un ragazzino con la fascia verde sulla fronte si mette dietro di noi e punta il lanciagranate RPG-7 sul camion. Porca troia. L'autista della Mezzaluna scende, pallido, e aziona il portellone. Lentamente, il portellone si abbassa: si vedono le casse di medicinali con la scritta Italian Red Cross. Il giovanotto alza il lanciagranate e sorride.Gli armati rimettono il mitra in spalla e abbracciano Ghareeb, che è sudatissimo. Via libera per il Mausoleo di Ali." (Najaf, 20 agosto, h 17.01)



















postato da: Pescetrombetta alle ore 17:46 | link | commenti (2)
categorie: blog di servizio
14/08/2004

La desaparecida vuelve a aparecer

Eh già, ha ragione
Emerson, le ultime parole famose!! Son saltati alcuni appuntamenti... quisquilie... come ad esempio la mia laurea... ed eccomi trasferita in pianta stabile ad Alghero fino alla fine del mese. Pochi e scomodi internet point, cosa desiderare di meglio? Per lo meno si prova, con scarsi risultati, a disintossicarsi da mail, blog e dintorni, e ci si impegna per seguire della buona musica da un capo all'altro della mia isoletta.
A questo punto, penserete, potrei lasciarvi una foto mozzafiato del mare in cui mi immergo, della splendida macchia mediterranea, di un murales di Orgosolo o di qualche roccia dalla forma bizzarra... invece no. Qualcuno ha deciso che la mia terra non deve essere famosa per questo, ed io gli rendo omaggio.



Buon'estate a tutti voi!








postato da: Pescetrombetta alle ore 18:03 | link | commenti (4)
categorie: blog di servizio