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30/09/2004

Grazie a chi?

Maramotti su l'Unità di oggi
(via Travaglio...)




postato da: Pescetrombetta alle ore 23:19 | link | commenti (8)
categorie: diario per immagini

I semi, i fiori

Riporto una bellissima
vignetta di Mauro Biani, che riassume bene il mio stato d'animo sulla liberazione delle ragazze italiane e dei due iracheni, e sulla morte di Enzo Baldoni.

I semi, i fiori (di Mauro Biani)





postato da: Pescetrombetta alle ore 13:39 | link | commenti (3)
categorie: diario per immagini
29/09/2004

"Non è la luce o il buio né l'ero ed il sarò, non è il coraggio che ti fa dir "Vivrò!"
è solo un'altra scusa che usare vuoi per la rinuncia triste a quello che non puoi"

(Francesco Guccini, Canzone della triste rinuncia)




postato da: Pescetrombetta alle ore 23:06 | link | commenti (6)
categorie: divagazioni
28/09/2004

La notizia più bella



LIBERI!

(
Qui il video della liberazione delle due ragazze)







postato da: Pescetrombetta alle ore 20:51 | link | commenti (9)
categorie:
26/09/2004

Ancora sul sequestro

Grazie a
Beppe Caravita leggo un'inchiesta che ipotizza scenari inquietanti dietro il sequestro delle due cooperanti italiane e dei due collaboratori iracheni. Sullo sfondo ci sarebbero, secondo l'editorialista de "La Voce della Campania" strane connessioni fra il mondo della cooperazione e quello della sicurezza privata (ed infatti si cerca di ricostruire possibili legami fra questo sequestro e quello di Quattrocchi, Agliana, Stefio e Cupertino), e addirittura la longa manu della massoneria.
Non si può fare a meno di pensare al caso "Somalia 1994", a quel che stava per emergere prima della barbara
uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (qui potete vedere l'intero speciale di Report sulla vicenda, trasmesso su Rai3 il 21 ottobre 2003).
Nell'articolo di cui al link la trama della storia forse a volte si perde un po' per strada, ma se è vero che mai come in questo sequestro abbiamo avuto così pochi indizi, qualunque spunto di riflessione è importante e benvenuto.

Update (27 settembre, h 13.00)

Ultime notizie

h 19.00

La missione













postato da: Pescetrombetta alle ore 12:55 | link | commenti (13)
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Credits e disclaimer

La Direzione precaria si scusa per gli eventuali disagi causati dai lavori di restauro alla facciata e all'intonaco degli interni, invita gli ospiti a segnalare i problemi riscontrati e ad esprimere pareri sul nuovo stile prescelto.
I lavori si sarebbero protratti per anni se non fosse giunto tempestivamente il supporto della ditta "
Discheria El Rocco 0.01
", che si ringrazia sentitamente.

Distinti saluti






postato da: Pescetrombetta alle ore 11:31 | link | commenti (6)
categorie: blog di servizio
24/09/2004

Metti una serata con un collettivo neosensibilista

Qualche mese fa cominciò a circolare lo strano nome di un bizzarro gruppo, gli Offlaga Disco Pax.
Il nome del cantante, Max Collini, mi era noto grazie alla frequentazione della mailing-list dei Diaframma, tra le altre, in cui il nostro soleva postare brevi racconti, ispirati alla realtà emiliana. O meglio, ad una realtà emiliana che forse ora non c'è più, dove il Pci garantiva pressochè ovunque prosperità e una qualità della vita invidiata da mezza Italia. Un'Emilia che potrebbe ricordare quella paranoica di cicicipiana memoria, ma come spiega Inkiostro, la prospettiva degli Offlaga è molto diversa, ed i paragoni sono fuorvianti. I testi del gruppo riprendono le tematiche di quei racconti (e a volte sono quegli stessi racconti ad essere musicati), si muovono fra nostalgia ed una pseudo propaganda elettorale, e vengono recitati (una giornalista musicale avrebbe detto spoken, ma qui voliamo basso) dal cantante su un tappeto elettronico coinvolgente ed ipnotico (non so cosa avrebbe detto un/una giornalista musicale, se dovesse passare da queste parti può utilizzare gli appositi commenti).
Io ho avuto la fortuna di vederli nella mia città (Sassari, per i neofiti del blog) a maggio, ma non sono sicura che anche loro parlerebbero di fortuna, dato che fu un concerto conclusosi drammaticamente... L'impianto elettrico ci abbandonò dopo un paio di brani, resistettero per una terza canzone, poi si arresero disperati e increduli. Il giorno prima si erano esibiti a Cagliari, qui un assaggio di cosa vuol dire assistere ad un loro concerto.
Tutto questo per dire che stasera, dalle h 21.00 alle h 22.00, su Radio Città 103 (Bologna, ma ascoltabile anche in streaming), gli Offlaga Disco Pax saranno ospiti della trasmissione Airbag, co-condotta da Inkiostro.
Per solleticare la vostra curiosità, cliccando
qui (con Real Player) potete godervi la bella Robespierre.
Gli Offlaga si presentano così (ebbene si, sono anch'essi blogger, hanno tempi pubblicazione più lunghi dei miei, ma non gliene faremo una colpa):

Offlaga Disco Pax racconta delle storie, quasi tutte vere, sulle merci e la loro importanza per comprendere i cambiamenti

Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere, di politica, verginità e altri beni di consumo.

Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere, degli anni ottanta, degli anni novanta, di adesso.

Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere, di questa città inutilmente bella.

Offlaga Disco Pax rifiuta la socializzazione delle perdite e ritiene la vostra esistenza approssimata per difetto.

Offlaga Disco Pax è la rivolta di un irrinunciabile quattordici luglio: la presa della Bastiglia del nostro cuore bambino.

Offlaga Disco Pax: la memoria sta seduta a tavola di qualche misero caffè e non fa sconti comitiva.

Offlaga Disco Pax, tutto il resto è desistenza.

Enrico Fontanelli: moog, casiotone, basso, pensiero debole
Daniele Carretti: chitarre, basso, basi elettorali, mutuo quinquennale
Max Collini: voce, testi, ideologia a bassa intensità

Degli Offlaga sentiremo ancora parlare. Passaparola
























postato da: Pescetrombetta alle ore 19:47 | link | commenti (8)
categorie: spot, musicheria
23/09/2004

Attesa

>>



postato da: Pescetrombetta alle ore 18:57 | link | commenti (7)
categorie: flash
22/09/2004

Forse

c'è un
contatto con i sequestratori di Simona Torretta, Simona Pari, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnaz Bassam. Ma forse, più che di un contatto, si tratta di una rosa di piste, senza alcun indizio concreto. Come dicevo anche nel precedente post, c'è ovviamente la possibilità che l'intelligence abbia in mano elementi giustamente preclusi ai giornalisti.
Fra le voci perplesse, ancora quella di D'Avanzo, di cui riporto l'articolo per intero.

Il mistero sulle italiane
di GIUSEPPE D'AVANZO

FIORISCE un ottimismo ingiustificato e irresponsabile. Si dice - lo dicono "fonti dell'intelligence" alle agenzie Agi, Adnkronos, Ansa - che è stato "rintracciato un canale che potrebbe rivelarsi valido" e che sarebbe stato "dato un nome al gruppo che ha effettuato il sequestro delle due volontarie italiane". Ad accentuare l'euforico scenario, uno spensierato sussurro accredita l'ipotesi che il governo abbia autorizzato il trasferimento a Bagdad d'una somma di denaro adeguata a pagare il riscatto. Ci siamo, dunque? Ancora poche ore, pochi giorni e Simona Pari e Simona Torretta saranno a casa? Purtroppo no. Non c'è alcun motivo, allo stato delle cose, per essere meno preoccupati degli ultimi 14 giorni.


La verità è che non c'è nessun "canale" utile a risolvere la crisi. Intendiamoci su che cosa è, in questi casi, un "canale". È un tizio che si propone come mediatore capace innanzitutto di dimostrare che gli ostaggi sono vivi e almeno una di queste altre tre cose: sa chi li ha catturati o chi li ha in custodia; ha con il gruppo dei rapitori un "rapporto attivo". Il "mediatore" non c'è ancora, purtroppo.


"Ci sono - dice il direttore del Sismi Nicolò Pollari al Comitato di controllo parlamentare - dei contatti, tanti contatti attivati". Per dirla in un altro modo, Pollari rassicura che i suoi uomini si stanno dannando l'anima. Vuole dire che cercano informazioni attendibili nel buco nero dove ancora non c'è una rivendicazione, un proclama, un'immagine, una richiesta economica o politica, il perché del sequestro di quattro volontari che lavorano per il popolo iracheno.


Come orientarsi? Dove muoversi? A quale porta bussare? Dice Pollari: "Abbiamo individuato una serie di contatti che possono raccogliere informazioni capaci di dirci chi ha rapito Simona Pari e Simona Torretta". Il lavoro della nostra intelligence è dunque ancora in questa "fase primaria" in una Bagdad dove le forze in campo, le alleanze e i conflitti mutano nell'arco di dodici ore e dove anche gli ulema, le maggiori autorità religiose sunnite, cominciano ad orientarsi a fatica (due membri del Gran Consiglio, Hazem al Zaida e Mohammed Jadou, sono stati ammazzati in 24 ore). In questo caravanserraglio, sembra voler dire Pollari al Parlamento, è già tanto avere delle convinzioni. Il direttore sostiene di averne un paio. La prima è che "Simona Pari e Simona Torretta sono vive". La seconda è che il messaggio diffuso in Internet la notte scorsa è inaffidabile. Quel messaggio attribuito ad Abu Musa al Zarqawi, sostiene che "le italiane non sono state comprate", smentendo così le dichiarazioni del viceministro degli esteri iracheno. Hamid al Bayati aveva detto che le nostre ragazze erano state "sequestrate da organizzazioni criminali, che potrebbero averle vendute a elementi del gruppo di al Zarqawi".


"Non sono state comprate" è però una formula così ambigua da lasciare le cose nella nebbia densa dov'erano. Non le hanno comprate, perché le ha catturate direttamente Tawhid wal Jihad? O Tawhid wal Jihad non ha nulla a che fare con il sequestro delle Simone? Se il messaggio Internet è falso - come crede Pollari e come credono a Bagdad - si sgombra il campo dall'equivoco e si resta alle prese con la stessa domanda di sempre. Chi ha rapito le Simone? Pollari, in questo caso, non azzarda convinzioni, ma - dice - che se dovesse scommettere un nichelino direbbe che Simona Pari e Simona Torretta sono nelle mani di al Zarqawi.


Lo scenario, messo insieme con le poche circostanze che al momento si conoscono, è ancora quello peggiore, dunque. Il sequestro è un'azione condotta con metodo militare da uomini che appaiono, ai presenti, militari. Il commando (pare) chiede nome e cognome agli sfortunati che, nel pomeriggio del 7 settembre, si attardano nella sede di un "Ponte per..." e, come se sapesse chi rapire, porta via Simona Pari, Simona Torretta, Mahanz Bassam e Ra'ad Ali Abdul Raziz. L'azione contro le italiane assomiglia al sequestro dei tre tecnici della Gulf Service Company. Due americani, Jack Hensley ed Eugene Armstrong; un inglese, Kenneth Bigley. Anche loro sono da tempo a Bagdad e vengono rapiti nella propria abitazione. Sono sequestri inconsueti. Mai prima d'ora a Bagdad gli ostaggi sono stati prelevati in casa e non per strada. C'è la stessa mano dietro queste azioni? La mano che ha afferrato le vite di Jack Hensley, Eugene Armstrong e Kenneth Bigley è la mano di al Zarqawi. L'uomo che organizza il terrore e la morte nel triangolo sunnita e a Bagdad chiede "la liberazione delle donne detenute nelle carceri irachene". È la stessa richiesta che una rivendicazione poco affidabile propose al governo italiano in cambio di "pochissime informazioni" sulla sorte delle Simone. Può essere soltanto una coincidenza, ma nel vuoto di informazioni certe l'identità della richiesta è diventata - con le modalità dell'azione del commando - il secondo indizio che ci sia la mano di al Zarqawi dietro il sequestro delle due Simone. Indizi, soltanto indizi nel garbuglio iracheno.

La certezza, si è pensato, si avrà soltanto con un video. Solo l'attendibilità delle immagini potrà dirci se le Simone sono vive, e chi le ha rapite, e che cosa vuole per liberarle. Oggi, anche l'ipotesi del video è debole perché i sequestratori - a quanto pare - avrebbero difficoltà a far comprendere alla propria gente che, in questa guerra, è necessario aggredire pure le donne nonostante i precetti del Corano. Mentre al Zarqawi decapita i suoi ostaggi (Hensley, Armstrong), attendiamo così un comunicato per orientarci in questo enigma, per sapere se siamo nel peggio o nell'orribile. Dov'è la ragione dell'ottimismo?



(22 settembre 2004)


















postato da: Pescetrombetta alle ore 10:02 | link | commenti (4)
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13/09/2004

Acqua sporca

Simona Torretta, Simona Pari, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnaz Bassam

[Concludo il post con i soliti giorni di troppo di ritardo. Risulterà inevitabilmente monco e forse superato dagli eventi (e per quel che riguarda
questa notizia, lo spero davvero).]

In teoria stamane alle h 10.24 è scaduto il terzo ultimatum nella vicenda delle "due Simone". Ma mentre i leader politici nostrani tutti fanno pubblica professione di unità contro il nemico, in un clima da unità nazionale, e i
ministri chiedono stancamente la liberazione delle ragazze, qualcuno cerca di mettere un po' d'ordine tra presunti ultimatum, strani volantini e ambigue dichiarazioni di membri dei consigli degli Ulema.
Questi qualcuno sono dei giornalisti. Noi tutti avremmo voluto (e continuiamo ad augurarci) che fosse l'intelligence italiana e quelle della cosiddetta Coalizione ad occuparsene, ma così non sembra.
Innanzitutto Giuseppe D'Avanzo, di
Repubblica, una delle poche voci, per così dire, analitiche, delle ultime settimane, importante anche nella questione Baldoni.

Scrive D'Avanzo, (
qui l'articolo completo, per una volta on line) "Bisogna attendere, con forza e pazienza, il video di Simona Pari e Simona Torretta. (...) Ogni atto terroristico è accompagnato da un accorto "messaggio" mediatico che moltiplica l'angoscia. Quasi mai questo lavoro di "manutenzione della paura" è opera di fiancheggiatori del gruppo terroristico. Si tratta di provocatori, di simpatizzati dell'Islam radicale, di ammiratori degli assassini. Il loro, è un lavoro che si può fare in assoluta sicurezza dalla stanzuccia di casa. Un computer. Un indirizzo mail. Un bulletin board, come si dice. (...) Chi lo prenderebbe in considerazione come una minaccia o proclama? Nessuno, ma può accadere che, se due ragazze sono state rapite a Bagdad, si valuti ogni segnale. (...)"

Si è parlato spesso anche nei tg di questa anomalia, ma quello che non si riesce a capire è se l'intelligence italiana abbia davvero indagato sull'origine di quei messaggi, e sulla loro eventuale opera di depistaggio. Mi auguro che sia così, e che per ovvie ragioni di riservatezza nulla trapeli.
In ogni caso, con una piccola ricerca, è facile trovare il sito internet sul quale è comparso l'ultimo ultimatum (mi si perdoni il gioco di parole). Il sito, anzi, per la precisione, il forum, era raggiungibile a
questo indirizzo, e in realtà è rimasto on line per pochissimo tempo. Si può addirittura risalire al webmaster che lo ha aperto. Si tratta di Moez Garsallaoui, tunisino residente in Svizzera, che descrive il sito come un "Forum popular for posting communiques from Al Qaida affiliates claiming credit for the latest atrocity. Also involved in gathering military intelligence for purpose of planning future attacks.". Islamic-minbar, questo il nome, è stato aperto il venti giugno scorso, ed è poco comprensibile il motivo per cui nessuno abbia sentito il bisogno di indagare su uno spazio web nato con una ragione sociale così esplicita. Troppo esplicita forse, per essere ritenuta degna di attenzione, o comunque fonte attendibile.

Prosegue D'Avanzo, "(...) comincia a gocciolare dell'acqua sporca. Una fonte istituzionale rivela alla Stampa che "Mohammed Hussein Ramada, detto Ghareeb (in arabo "lo straniero") rimasto ucciso durante il sequestro di Enzo Baldoni, era di casa nell'ufficio di Bagdad di "Un ponte per..." ed era stato presentato al giornalista milanese proprio da una delle volontarie". La circostanza è smentita poche ore dopo da accreditate fonti dell'intelligence italiana e, quel che più conta, da dirigenti di "Un ponte per...". Chi ha l'interesse, nelle istituzioni, a creare un nesso (finora non documentato) tra la morte di Enzo Baldoni e il sequestro delle due Simone? La sensazione che un'altra pozza di acqua sporca bagni la gestione di questa crisi (...) Pochi giorni fa, qualcuno si iscrive come "Jihad islamica dell'Iraq" e alle 10.24, ora della Mecca, lancia un ultimatum: o entro 24 ore i soldati italiani si ritirano o le due Simone saranno sgozzate. La minaccia è terribile, precipita le famiglie Pari e Torretta in un orrore senza nome. Ma è seria quella minaccia? La mail non ha logo. Chi la firma non offre nessuna prova di avere in ostaggio le due Simone. (...) Perché un'azione della Jihad, se autentica, dovrebbe essere rivendicata così nebulosamente da un sito ospitato da un provider inglese (pipex.net)? Un buona ragione per diffidare dell'ultimatum. Una diffidenza che si irrobustisce con un'altra circostanza. Nell'ultimatum delle 10.24 "ora della Mecca" si fa riferimento a un precedente termine di 12 ore concesso "al governo di Berlusconi". Ora il messaggio delle 10.24 è il primo e il solo "postato", come si dice, dall'username "Jihad islamica". Qual è, dove è stato recapitato e da chi il primo ultimatum, quello delle dodici ore? E soprattutto qual è la fonte istituzionale che conferma al Corriere della Sera - unico giornale che domenica mattina ne dà notizia - che "un nuovo ultimatum all'Italia è comparso su un sito islamico e concede al governo Berlusconi 12 ore di tempo per il ritiro della truppe dall'Iraq"? (...) Ultimatum infondato. Rivendicazione inattendibile. Gruppo terroristico inesistente. Esiste, e minacciosa, al contrario l'acqua sporca. Chi e perché, nella notte tra sabato e domenica, ha confermato l'esistenza di un ultimatum di dodici ore? Perché di questa minaccia oggi, dopo 24 ore, non si sa nulla. Né chi l'ha firmata, né da quale sito e né con quale proclama è stata lanciata? È un fatto che il testo e le informazioni di questo ultimatum non fanno parte del fascicolo che oggi sarà acquisito dalla procura di Roma, ammesso che da qualche parte esistano. E ammesso che l'ultimatum di 12 ore davvero esista, perché i vertici delle istituzioni non ne sono stati informati? Soprattutto se la minaccia era considerata seria e c'erano soltanto 12 ore per pensare a una contromossa? È un fatto che nella gestione della crisi affiora qualche ombra. Delle ragioni di queste ombra si può solo ipotizzare. C'è chi, nelle istituzioni - avventatamente, per smania di protagonismo o consapevolmente, per calcolo politico - vuole tenere alta la pressione. Proprio come l'omino che si firma "Jihad islamica", qualcuno nelle istituzioni sembra aver voglia di ingrassare la paura collettiva. Sarà utile che questi passi storti siano subito scoraggiati."

Non capisco la smentita di "Un ponte per...". Via LorenzoC scopro che forse Ghareeb conosceva bene le ragazze dell'associazione. Lo conferma un comunicato del 27 agosto, scritto in occasione della morte di Enzo Baldoni, che potete leggere qui. Il comunicato è stato poi inspiegabilmente rimosso dal sito. In esso si poteva leggere, tra le altre cose, che Enzo Baldoni passava spesso nell'ufficio della ong. Presumibilmente in compagnia di Ghareeb. Si possono facilmente ricostruire gli spostamenti di Baldoni confrontando le informazioni che lui stesso ci ha fornito attraverso il blog e la mailing-list. Enzo Baldoni arriva a Baghdad il sei agosto circa, dopo essere atterrato ad Amman, Giordania, una decina di giorni prima (dico circa perché nella mailing-list, e spesso anche nel blog, le date dei messaggi corrispondono al momento di arrivo delle mail, e non a quello in cui sono state scritte). L'otto agosto ha già conosciuto l'uomo che chiamerà "angelo custode" (ma del quale sa pochissimo), che da questo momento lo accompagnerà in ogni spostamento a Baghdad, e qualche giorno dopo a Falluja e all'ultimo tragico viaggio a Najaf. E' probabile quindi che se Baldoni ha visitato gli uffici iracheni di "Un ponte per...", Ghareeb lo abbia accompagnato. Il giovane ingegnere palestinese è un personaggio importante, perché grazie ai suoi contatti è arrivato dove la Croce Rossa non aveva potuto (o voluto), perché non sono ancora chiari i suoi legami con Al Sadr, e perché forse c'è un legame tra l'uccisione di Ghareeb e Baldoni e il rapimento di Simona Torretta, Simona Pari, Ra'ad Ali Abdul Aziz e Mahnaz Bassam. Rapimento che anche alla luce degli ultimi eventi, conserva una anomalia (attendibilità delle rivendicazioni ed assenza di foto e filmati) inquietante e inspiegabile.


















postato da: Pescetrombetta alle ore 23:27 | link | commenti (9)
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12/09/2004

Attesa

Avrei divesre cose da dire, e tanto ci sarebbe da commentare, su ciò che è successo in questi giorni. Ma l'
ultimatum di oggi mi lascia il fiato sospeso, e se a quello sommiamo le voci incontrollate della presunta volontà delle due ragazze di lasciare Baghdad, e l'anomalia di questo sequestro, mi restano ben poche considerazioni brillanti.
Come si usa dire in questo blog quando si posta il settimo giorno,

buona sopravvivenza domenicale.

Qui la diretta-esteri de la Repubblica
Qui un bel commento di Alberto Negri, de Il Sole 24 Ore









postato da: Pescetrombetta alle ore 19:05 | link | commenti (3)
categorie: flash
07/09/2004

[senza titolo]

Alle 16.25, a Baghdad, vengono rapite due volontarie dell'ong
Un ponte per.
Qui la diretta e le ultime notizie.




postato da: Pescetrombetta alle ore 19:49 | link | commenti (7)
categorie: flash
05/09/2004

4 settembre 1904, la "petit Paris" insanguinata, una storia italiana

4 settembre 1904, un secolo fa. Una realtà che fatico anche solo ad immaginare, nonostante le foto che ho osservato, i libri e gli articoli che posso aver letto, nonostante Paese d'ombre.
In un piccolo paese, del sud Sardegna, in provincia di Cagliari, in quel Sulcis che da lì a poco sarebbe diventato famoso, si scopre una miniera d'oro. Beh, non proprio oro, ma piombo e zinco, materie prime preziosissime, indispensabile per i primi passi dello sviluppo industriale italico.
Si costruisce una miniera a Buggerru. Agricoltori e pastori fuggono dalle campagne verso civiltà, progresso, fuliggine e polveri zolfate. Nel 1903 arrivano i francesi. Sarà infatti la "Societé des mines de Malfidano", guidata dal greco Achille Georgiades, costituita a Parigi nel 1866, a gestire l'estrazione e la vendita sui mercati mondiali dei due minerali. Nelle miniere lavorano circa 2500 operai, più altri 4000 (tra cui tantissimi ragazzi e ragazze poco più che bambini) addetti alla cernita e alla pulitura dei metalli. I turni sono di otto ore, tutti i giorni, senza alcun riposo settimanale, stipendi al limite del sostentamento, nessun contratto, ça va sans dire. Dopo il lavoro, il ritorno alle baracche, anch'esse di proprietà della Societé, bollenti d'estate e gelide d'inverno. Gli acquisti di generi di prima necessità portano acqua allo stesso mulino delle miniere. Gli operai sono infatti costretti ad acquistare negli "spacci" aziendali, ovviamente a prezzi maggiorati.
Ma Buggerru non era solo questo. C'era un'altra Buggerru, dove non esistevano operai e miseria puzzolente, ma luoghi che cercavano di imitare l'haute societé française, con i suoi circoli, i suoi teatri, i suoi cinema. Ed ecco che nel minuscolo borgo minerario sulcitano nascono un circolo riservato ai dirigenti della miniera, un teatro dove, narrano le cronache del tempo, si esibì anche qualche compagnia di fama, un piccolo cinema. Che quest'oasi lussuosa e stridente nascesse in un paesino fino a qualche anno prima rurale, ed allora in crescita vertiginosa, ma di una crescita in odor di miseria, era un pensiero che forse turbava poche menti. Non quelle dei raffinati francesi e dei loro luogotenenti, non quelle di chi a fine giornata doveva tirar fuori una cena dalle due lire e settantacinque centesimi di allora, compenso giornaliero di un minatore abile e silenzioso.
Il 2 settembre comincia il turno invernale, nelle miniere di Buggerru. Ma qualcosa è cambiato. L'ingegner Georgiades modifica gli orari della pausa pranzo, dalle undici all'una invece che dalle undici alle due del pomeriggio. Non credo che per i minatori sulcitani un'ora in meno di interruzione giornaliera facesse la differenza fra lavoro dignitoso e sfruttamento, ma quel provvedimento smuove qualcosa. Quel giorno nessuno si presenta al lavoro. Il direttore greco non se l'aspettava questo dalla gente di Buggerru, nonostante in tutta Italia le insofferenze degli operai fossero ormai realtà quotidiana. In Italia appunto, non in Sardegna, non quei minatori, che ancora sette anni dopo una Commissione d'Inchiesta del Parlamento descriverà come "Una massa ancora relativamente primitiva, con le ingenue qualità, le fiducie, gli entusiasmi che l'evoluzione sociale tende a distruggere, e la capacità di resistenza e di sforzo continuo e regolare che la civiltà crea e sviluppa". Achille Georgiades decide di coinvolgere Cagliari, e Cagliari accorre in suo aiuto, con l'invio di un viceprefetto, un capitano dei carabinieri e un delegato di pubblica sicurezza. Ma quattro dirigenti non sono sufficienti a fronteggiare 6500 persone, fossero anche "massa (...) primitiva". E allora si tratta. Si invitano i dirigenti del Partito Socialista e della Federazione Regionale dei Minatori da Cagliari e si discute. Per lo meno fino al pomeriggio di domenica quattro settembre, quando nel piccolo borgo fanno il loro ingresso i militari del 42° reggimento di fanteria, il cui arrivo era stato oggetto di una ben più seria trattativa. Il delegato socialista e quello dei minatori cercano di scongiurare la tragedia, ma Georgiades non manda segnali concilianti.
I minatori s'innervosiscono, i militari sparano. Sul piazzale di fronte alla falegnameria cadono i corpi di Felice Littera, 31 anni, e di Salvatore Montixi, 49. Poco dopo morirà in ospedale Giustino Pittau, di 32 anni.
L'eco dei fatti sardi corre velocissima, e dalla lontana Milano partono le iniziative per una mobilitazione senza precedenti, nonostante la freddezza del Partito Socialista. La Sardegna piange i suoi morti, silenziosamente, come ancora oggi accade troppo spesso. Nel resto d'Italia è 16 settembre, il primo sciopero generale.

Come in ogni ricorrenza ci si chiede cosa resta di ciò che si commemora, ci si interroga sul significato storico di ciò che è accaduto. Spesso lo si fa con convegni, manifestazioni, targhe, saggi. Oggi a Buggerru commemoreranno quei morti, e festeggeranno, forse, la nascita di un movimento operaio più coeso, i massimi esponenti sindacali nazionali, le più alte cariche istituzionali sarde e, mi auguro, tanta gente. Come in altre occasioni, il mio augurio è che si pronuncino parole vere e forti, seguite da fatti altrettanto concreti.
Intanto a Buggerru restano poche cose. Ci sono alcune sculture di Pinuccio Sciola che ricordano i corpi dei tre caduti. C'è una targa inaugurata cinquant'anni fa, in cui si possono leggere le parole commosse dello scrittore nuorese Sebastiano Satta,

"Sardegna, dolce madre taciturna.
Non mai sangue più puro
e innocente di questo ti bruciò
il core"


C'è il tentativo di una rinascita turistica.
Oggi c'è una tremenda sensazione di attualità.

(questo pomeriggio update con Credits ed Immagini)

[post scritto ieri ma non pubblicato causa inagibilità di Splinder]




















postato da: Pescetrombetta alle ore 13:35 | link | commenti (5)
categorie: accadde oggi
03/09/2004

Beslan, Ossezia del Nord, 3 settembre 2004


(Staino,
L'Unità, 3 settembre 2004)




postato da: Pescetrombetta alle ore 21:53 | link | commenti (5)
categorie: diario per immagini