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29/11/2004

Le incognite sulla morte di Enzo Baldoni

Spero abbiate visto, ieri sera, lo speciale del Tg1 dedicato ai giornalisti morti in zone di guerra. La firma era di Pino Scaccia, inviato per la Rai in territori martoriati dalla guerra. Il coinvolgimento diretto ha influito molto sul taglio dato al servizio, un equilibrio fragilissimo e difficile da mantenere tra la cronaca sobria di cosa significa essere inviato di guerra (e lasciarci a volte la pelle) e il calore che solo la testimonianza diretta può dare. E' stato impressionante vedere in uno stesso servizio le storie di cui magari mi ero interessata volta per volta, il colpo d'occhio è stato duro.

Enzo Baldoni assieme alla vittima di una mina, che il giornalista ha aiutato ad avere una protesi in un presidio Emergency
(fonte: il blog di Pino Scaccia)

Le ultime parole erano dedicate ad Enzo Baldoni, l'ultima vittima italiana. E sul caso Baldoni rimangono molti dubbi, troppi punti oscuri e qualche sospetto di scenari "più grandi di noi". Come dice Scaccia, la cosa importante è porsi delle domande. Riporto un contributo (zeppo di link) sulla vicenda, tratto dal blog di Pino Scaccia.

I MISTERI DI WEJDY (link originale)

Come risulta dall'articolo e dalla foto che si possono trovare ai seguenti link
Baltimore Sun >>>
Iraq Headlines >>>

...l'interprete di Helen Williams, Wejdy Adeeb, raffigurato nella sezione "L'Iincontro con Helen" faceva parte nell'ottobre 2003 della "Facilities Protection Service", una sezione di giovani iracheni scarsamente addestrati e messi in servizio per proteggere installazioni chiave ed assistere i soldati americani. Che l'interprete e il milite siano la stessa persona, a parte l'eccezionale "somiglianza", è confermato dall'articolo apparso su Electronic Iraq, il sito di Helen Williams, dove Wejdy Adeeb è citato con nome e (lo stesso) cognome, al link
Electronic Iraq >>>

Inoltre, con tutta probabilità il medesimo Wejdy, coadiutore dell'esercito USA ed interprete di Helen Williams, è quello stesso "Wegdy", nominato molto di sfuggita (per poche ore) da Justin Alexander quale amico e collaboratore di Ghareeb e che con Ghareeb stesso e con Enzo Baldoni aveva passato un intero
pomeriggio. Questo il pezzo originale apparso il 10 settembre 2004 per poche ore sul blog di Justin Alexander:
"The photo shows Ghareeb with me and Wegdy, another Iraqi friend, sitting on a balony in central Baghdad. It's hard to believe that this fun evening in Karada, discussing very serious things and yet also joking about, was only a month ago. A few days after this photo was taken Enzo Baldoni had arrived and we had another fun evening in Wegdy's flat".
Il pezzo di Justin Alexander, modificato e con l'immagine di "Wegdy" tagliata, è ancora online sul suo blog al link
Justin Alexander >>> (Come post alla data dell'11 settembre 2004).

Il quadro si farebbe poi ancora più inquietante se considerassimo la possibile esistenza di un legame tra la "famosa" lista contenente i nomi delle due Simone ed altri elementi ad esse accomunati, quali Ghareeb ed Enzo (e ci si chiede perchè non Wegdy).
"L'esistenza di una lista è stata confermata questa sera, a Porta a porta, dal commissario straordinario della Croce Rossa, Maurizio Scelli: i nomi delle due volontarie erano in una lista che pare provenisse da uffici dei servizi segreti Usa, e che le individuavano, secondo gli iracheni, come elementi di spionaggio". E Scelli aggiunge anche che "in qualche modo le due ragazze si collegavano a Baldoni e Ghareeb", i cui nomi, però, non sarebbero stati tra quelli dell'elenco in mano ai sequestratori". Repubblica >>>
In proposito, non è inutile sottolineare che a rigor di logica è più facile che una lista stilata dai servizi segreti USA contenga presunti elementi di spionaggio della parte avversa piuttosto che i ...propri!! Pipistro

Il nostro impegno resta quello di capire cos'e' successo a Enzo Baldoni. Cioe' perche' e' successo. Tutte le domande sullo strano ruolo di quel ragazzino che era vicino a Helen durante il tragico viaggio a Najaf servono a chiarire alcuni punti oscuri di una storia ancora troppo piena di dubbi. Bisogna ricordare, per dovere di cronaca, che l'idea di infilare in quell'ambulanza Helen e Wejdy e' stata di Ghareeb. Tutti noi (compreso il capo missione della Croce Rossa) pensavamo che fossero due volontari della Luna rossa. Abbiamo scoperto i loro ruoli diversi solo perche' la colonna e' stata attaccata. All'andata. E, purtroppo, anche al ritorno. Quell'agguato che Helen, testimone diretta, non ha mai raccontato nei particolari. E che Justin ha appena accennato, salvo poi cancellare tutto dopo poche ore. Se volesse chiarire, sarebbe meglio. Per tutti.





















postato da: Pescetrombetta alle ore 11:47 | link | commenti (12)
categorie: diario per immagini

Ancora sulla sinistra

Le ragioni della sconfitta dell'opposizione e della vittoria di Mussolini

di Carlo Rosselli

"… Fino al giugno del 1924 i partiti di opposizione erano vissuti su una situazione falsa, iperbolica, come certi falliti che continuano a godere di credito e a condurre vita lussuosa fino a quando l'iniziativa di uno qualunque dei creditori determina il crollo totale. L'opposizione era stata battuta nelle strade, ma a causa del compromesso iniziale cui Mussolini aveva dovuto piegarsi per salire al potere, aveva conservato a "Palazzo" una situazione di privilegio.


La Camera, eletta nel 1921, era in maggioranza antifascista; la stampa, idem; in tutti i corpi dello Stato il fascismo era appena tollerato. Questa situazione maggioritaria doveva riuscire fatale all'opposizione, mentre avvantaggiava singolarmente Mussolini che proprio da questa debolezza formale ricavava il massimo di dinamismo. Mussolini non avendo i valori legali, apparenti, badava ai sostanziali e soprattutto alla forza, alla giovinezza, all'iniziativa, all'attacco; le opposizioni, avendo conservato per concessione del dittatore ("avrei potuto fare di quest'aula sorda e grigia...") le posizioni legali, si battevano sul terreno formale e morale, contestando la validità giuridica dei decreti mussoliniani, e rivendicando la rappresentanza di un'Italia che viveva ormai solo nelle memorie.

Scambiando i reali rapporti di forza sociale con i vecchi risultati elettorali, vedevano nel fascismo un semplice colpo di mano contro il suffragio universale, un'avventura di stile sudamericano destinata a concludersi fatalmente nel giro di qualche mese: e non si preoccupavano di rovesciare il rapporto di forze che aveva permesso al fascismo di spazzare il movimento operaio e non si preparavano in nessun modo a resistere e a contrattaccare nelle piazze. E come avrebbero potuto farlo?


Per condurre la lotta con stile offensivo nel paese, avrebbero dovuto essere in posizione di minoranza e di illegalità: ora l'opposizione era la legalità, la vecchia legalità, mentre il governo era l'illegalità. Il governo, non l'opposizione, era rivoluzionario. Il governo era un gruppo deciso, senza scrupoli, che messosi con un colpo di mano al centro della vecchia legalità, la scomponeva a pezzo a pezzo. Quella legalità non era che un residuo sospeso ad un filo, al filo della continuità costituzionale che il sovrano aveva voluto che si rispettasse (violare, ma con le forme). L'opposizione si attaccò disperatamente a quel filo. Il giorno che il filo sarà tagliato, l'opposizione - quella opposizione - sarà liquidata. Essa sconterà così per anni il passivismo mostrato durante la marcia su Roma.


Abbiamo preso molto in giro Mussolini perché, mentre i fascisti marciavano allegramente su Roma, se ne stava a Milano. Ma che cosa stavano a fare i deputati della sinistra a Roma? Tra il girare nei corridoi attendendo il decreto di stato d'assedio e l'andare nel paese a organizzare la resistenza, era meglio andare nel paese. E a Roma, oltre Montecitorio, c'era San Lorenzo, dove il popolo si batteva; ma nessuno o quasi se ne ricordò in quei giorni. Come nessuno sentì che l'opporre in parlamento superbi squarci oratori alle parole sprezzanti del "duce", era fare il suo giuoco. Le elezioni dell'aprile 1924 avevano in parte corretto questo stato di cose.


L'opposizione diventava per la prima volta opposizione, minoranza; come minoranza, avrebbe potuto darsi una psicologia virile, d'attacco. Ma aveva troppi ex nelle sue file, era troppo appesantita da uomini che avevano gustato le gioie del potere e della popolarità, che si erano fatti in tutt'altra atmosfera. Gli oratori più celebri, usi al successo in un parlamento in cui si trovavano come in famiglia, non resistevano all'ambiente nuovo e ostile creato dai fascisti. Erano depressi, stanchi, preoccupati; non avevano la psicologia dell'attacco ma della ritirata.


Tornando ai collegi dopo dure battaglie parlamentari, si sorprendevano di trovare i giovani (ahimè, i rari giovani) in stato di eccitazione. Matteotti era un isolato. Quando terminò la sua improvvisata requisitoria alla Camera, un suo compagno (Baldesi) - morto poche settimane or sono in dignitoso silenzio - lo interpellò bruscamente: "Sicché tu ci vuoi tutti morti?". Quando la crisi scoppiò, la depressione era al colmo. La decisione di ritirarsi dai lavori della Camera non fu un atto volontario diretto a portare battaglia nel paese, ma un atto necessario di chi, non potendone più, si ritira. Ma poiché la retorica vuole la sua parte, così l'Aventino fu presentato alle masse come la decisione energica di gente che passa all'attacco. Di questo equivoco morrà l'Aventino.

L'appello al re fu un altro riflesso di questo stato depressivo. Solo lui può far traboccare le forze materiali dalla nostra parte, pensavano i deputati aventiniani. Quanto alle masse popolari, che si mostravano nei primi giorni in stato di effervescenza, guai a chi avesse tentato metterle in movimento! Solo i comunisti e le minoranze giovani chiesero lo sciopero generale. Ma le opposizioni non vollero, per non spaventare la borghesia e il sovrano … Fu questo il miracolismo dell'Aventino. Credere di poter vincere con le armi legali l'avversario che ha già vinto sul terreno della forza. Pregustare le gioie del trionfo mentre si riceve la botta più dura. Evitare tutti i problemi (Gobetti diceva: "l'Aventino ha un mito, il mito della cautela") sperando che la borghesia dimentichi il '19. Attendere che il re e i generali tolgano le castagne dal fuoco col solo intento di consegnarle, a sei mesi dalla data, a lor signori dell'opposizione non appena scottino meno. Supporre che i valori morali possano da soli rovesciare i "rapporti obiettivi di classe".

Venerdì 8 giugno 1934

(Brani tratti da un articolo pubblicato su Giustizia e Libertà da Carlo Rosselli tre anni prima del suo assassinio, avvenuto a Bagnoles-de-l’Orne per mano fascista il 9 giugno 1937)
















postato da: Pescetrombetta alle ore 10:43 | link | commenti (1)
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28/11/2004

“(…) Prendiamo le accuse che Mussolini rivolge alla minoranza parlamentare, e paragoniamole alle considerazioni di Berlusconi su quale deve essere il rapporto fra maggioranza e opposizione. L’opposizione non dovrebbe essere “pregiudiziale”, dovrebbe essere “costruttiva”, non deve proporsi di far cadere il governo. Il cuore dello scontro fra Mussolini e Matteotti. Finora di Matteotti la sinistra ha avuto un’idea limitata; ne ha fatto un santino. Invece aveva chiarissimo quale doveva essere il ruolo dell’opposizione con il governo guidato da Mussolini. (…) Nel primo anno il fascismo non ha praticamente un’opposizione. Dal ’22 al ’24 l’unico vero scontro in parlamento è sull’abolizione della legge proporzionale. Per questo il discorso di Matteotti fece scandalo. Prima non c’era stato nulla di tutto questo. (…) Un’altra costante del nostro paese è la sinistra divisa. All’epoca gli uomini che capirono il pericolo furono Matteotti, Giovanni Amendola, e per molti aspetti Antonio Gramsci. Pochi e isolati.
(…) Fra la democrazia e il regime c’è uno spazio grigio in cui si costruiscono le premesse del regime. Ed è lo spazio che conta, quello in cui si fa politica, perché quando c’è il regime è tutta un’altra storia , fatta di repressione e clandestinità. Ci siamo formati l’idea che il fascismo nasce dalla forza e invece nel ’24 il tribunale speciale non esisteva e nemmeno il controllo sulla magistratura; Mussolini fece ammazzare Matteotti proprio perché non poteva imprigionarlo.
Oggi è in vigore la Costituzione repubblicana. Ma questo non è abbastanza tranquillizzante. I regimi nascono con un processo: la messa sotto controllo dell’opposizione, a meno che non si adegui, la smetta di “demonizzare” e diventi, come si dice, “costruttiva”. Quando il processo si compie, si instaura il regime”.

Claudio Fracassi, giornalista-storico autore di “Matteotti e Mussolini”





postato da: mdr alle ore 15:19 | link | commenti (1)
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27/11/2004

¿Quién muere?

Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito,
repitiendo todos los días los mismos trayectos,
quien no cambia de marca,
no arriesga vestir un color nuevo
y no le habla a quien no conoce.

Muere lentamente quien hace de la televisión su gurú.

Muere lentamente quien evita una pasión,
quien prefiere el negro sobre blanco
y los puntos sobre las "íes" a un remolino de emociones,
justamente las que rescatan el brillo de los ojos,sonrisas de los
bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.

Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando está infeliz en el trabajo,
quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño,
quien no se permite por lo menos una vez en la vida,
huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente quien no viaja, quien no lee, quien no oye música,
quien no encuentra gracia en si mismo.

Muere lentamente quien destruye su amor propio, quien no se deja ayudar.

Muere lentamente, quien pasa los días
quejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.

Muere lentamente, quien abandona un proyecto antes de iniciarlo,
no preguntando de un asunto que desconoce
o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.

Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivo
exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.

Solamente la ardiente paciencia hará
que conquistemos una espléndida felicidad.

(Pablo Neruda)








































postato da: Pescetrombetta alle ore 13:34 | link | commenti (6)
categorie: divagazioni
26/11/2004

La tutela ambientale diventa legge

Dopo le polemiche di questi mesi, e con la benedizione del Tar della Sardegna, il progetto di tutela delle coste sarde è legge. Si tratta del provvedimento più severo in materia ambientale degli ultimi anni. Ci aspettano mesi di piagnistei. Ci diranno che verrà bloccato lo sviluppo (quale sviluppo? A questa domanda nessuno risponde mai), e che si perderanno migliaia di posti di lavoro (che tipo di lavoro? A questa domanda nessuno risponde mai). L'importante sarà non perdere di vista l'obiettivo principale della tutela ambientale e di un diverso modello di sviluppo economico e turistico. Il resto sono chiacchiere di poca importanza.

[UPDATE: il testo della legge]





postato da: Pescetrombetta alle ore 22:40 | link | commenti (3)
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COME FARSI SCOPPIARE L'ULTIMO NEURONE RIMASTO E VIVERE FELICI

“Rock. Jazz. Punk. Dada. Beat. Queste parole e i loro cugini alla lontana, la famiglia degli “ismi” (surrealismo, postmodernismo, espressionismo astratto, minimalismo), vengono usati per modificare e commercializzare la complessa visione personale dell’artista. Ma questa terminologia non ha a che fare con il comprendere. Non è mai stato così. Si tratta di soldi. Una volta che un gruppo di artisti, scrittori, o musicisti è stato impacchettato sotto una tale etichetta non è solo più facile per il loro lavoro essere immesso nel mercato, è anche più facile per la critica rispondere con opinioni preconfezionate. L’ascoltatore è privato del suo diritto al piacere di creare la propria interpretazione e la critica non deve più pensare a cosa sta davvero succedendo. (…) Certo il lavoro della critica non è facile, ma è motivo di grande delusione per me che dopo più di vent’anni di lavoro musicale alcuno scrittore si sia spinto più in là per analizzare esattamente cos’è che stiamo facendo”.

Così parlò John Zorn nell’introduzione al libro “Arcana. Musicians On Music”. Un progetto in cui invitò appunto diversi musicisti a scrivere del proprio lavoro. L’ho ripreso ultimamente e non è per niente una lettura facile, per quanto mi riguarda. Eppure vado avanti con una certa qual gioia.
In ogni caso: sapevatelo (del libro).






postato da: mdr alle ore 15:41 | link | commenti (6)
categorie: spot, musicheria
25/11/2004

VI FAREMO SAPERE

Il “fermi tutti” fu intimato circa tre mesi fa. Il presidente della giunta Soru spiegò che la delibera era stata assunta con urgenza perché erano decaduti da tempo i piani territoriali paesaggistici e quindi la fascia costiera restava priva di strumenti urbanistici e di tutela ambientale: per novanta giorni nessuno avrebbe potuto costruire a meno di due chilometri di distanza dalla costa. Ricorsi e proteste in piazza, con in testa il sindaco di Olbia Settimo Nizzi, in quota Forza Italia, non si fecero attendere. Oggi apprendiamo che i giudici del Tar della Sardegna hanno bocciato la richiesta di sospensiva, presentata da tre comuni e una società.
Ora, c’è da dire che il blocco fu voluto in attesa di una nuova regola. Di una legge che metta ordine nell’intera isola, che fino all’11 agosto 2004 era stata protetta da una vecchia norma del 1989 che vietava la realizzazione di strutture in cemento a meno di 300 metri dalla costa. Questa è la norma che oggi sarà migliorata.
Inoltre, la delibera della giunta sarda non vieta solamente ma fa anche concessioni ai comuni che hanno approvato i piani urbanistici e nei centri storici della città. I lavori in corso d’opera peraltro potranno essere ultimati.
In attesa del nuovo testo di legge restano congelati invece i progetti cari al centro destra: Costa Turchese e quello di Is Arenas.

[UPDATE di Pescetrombetta
Mi permetto di segnalare alcuni articoli interessanti:
- un commento, apparso su il Manifesto, sulle ambiguità del centro sinistra sardo
- due articoli, tratti sempre da il Manifesto (è giusto ricordare che il Manifesto, per tutto il periodo estivo, ha spostato la sua direzione in Sicilia e Sardegna, dando ampio risalto alle vicende delle due isole)]











postato da: mdr alle ore 17:11 | link | commenti (7)
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Censura satellitare

Il 16 novembre noi forse eravamo un po' distratti, ma mi sembra doveroso segnalare questo simpatico episodio.

Questa la versione dei fatti di Marco Travaglio (fonte: Articolo21):

"Quando Corrado Formigli mi ha invitato a SKY News per discutere del processo SME e della richiesta di condanna a otto anni per il Presidente del consiglio mi sono detto due cose. La prima: fortuna che c’è SKY, visto che nessun programma di approfondimento  aveva osato trattare questa “piccola notiziola”. Secondo: possibile che SKY riesca a parlarne?
Ma sì che ci riuscirà, il satellite rappresenta il futuro, la libertà, l’alternativa al monopolio berlusconiano!
E poi c’è l’avvocato Ghedini, che è un “duro”, ma è pure un tipo “sportivo”, non sfugge mai al confronto (fu l’unico “forzista" a difendere Biagi e Santoro).
E poi del nostro “faccia a faccia” hanno parlato tutti i giornali!
E poi, come è noto il regime non esiste.
Mi sono preparato per tutto il giorno, poi sono corso in aeroporto. Mentre salivo sull’aereo, mi ha chiamato Formigli, tutto avvilito: “il programma non si fa più, sono successe cose gravissime, Ghedini si è tirato indietro all’ultimo momento”.
Per la salvaguardia di qualche posto di lavoro non posso essere più preciso.
Diciamo che mi sono fatto questa idea: qualcuno sopra Formigli non gradiva il dibattito e ha convinto qualcun altro sopra Ghedini a convincere Ghedini a trovarsi un impegno improvviso e improrogabile.
Sollievo ai vertici di SKY News, diretto da un ex-conduttore del TG5 di Mentana, dunque da un “comunista”.
Morale della favola. Formigli ha avuto un cattivo maestro, Michele Santoro.
Si era fatto l’idea che il processo al premier per corruzione di giudizi fosse una notizia. Si era convinto che un dibattito consista  nel mettere a confronto due persone che la pensano diversamente. Ingenuo!
Se, a dibattere con Ghedini, avesse invitato Berlusconi, o Previti, o Bondi, o Rossella, o Ferrara, o la moglie di Ferrara, il programma si sarebbe fatto.
Se, meglio ancora, avesse preso esempio da Vespa, che dopo la requisitoria su Berlusconi si è occupato di risvegli dal coma e di matrimoni felici, il programma si sarebbe fatto.
Se si fosse dedicato anche lui a un processo ben più importante per il futuro del paese, come quello di Cogne, gli avrebbero dato dieci puntate.
Alla fine, al posto del nostro dibattito, SKY ha mandato in onda la replica di una puntata sull’eutanasia. Io mi ero permesso di suggerire un’alternativa più appropriata: marce militari!"

Inquieta, tra gli altri aspetti, il fatto che il Foglio, quel giornale che senza le sovvenzioni pubbliche nemmeno esisterebbe, e che può contare molti meno lettori di un blog mediamente frequentato, abbia fatto pressioni per evitare il confronto, e soprattutto che questi "consigli" abbiano avuto un attento interlocutore.
Dobbiamo ridisegnare la mappa delle tentacolari influenze di b.?
























postato da: Pescetrombetta alle ore 15:59 | link | commenti
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24/11/2004

“ (…) Ergo: la Italia ventitré anni quello animalino la mandò. E che il giudice mi tagli la mano, se questo che qui non è sillogismo diritto, di misura stretta. Il suggeritore fu lui il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate, lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio) , lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitré anni durante: sulle povere e macre spalle di una gente sudata, convocata birrescamente a’ sagrati maledetti, a’ rostri delle future isconfitte, incitata alle acclamazioni obbligative: compressa al raduno come la gente acciughiera in nel barile, spersa, in fatto, tra i segni di demenza: a veder montanare il futuro, il nutrimento della carne, dello spirito futuro.Una istrombazzata di parole senza costrutto, ch’erano i rutti magni di quel furioso babbèo, la risarciva de’ contributi sindacali “in continuo e promettente sviluppo”, cioè via via magnificati alla chetichella “per legge” o “per decreto-legge”, cioè ad arbitrio d’un tratto di penna di essi despoti. La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia abbozzava: ingollava e defecava la legge.”

Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapo” 1967




postato da: mdr alle ore 20:45 | link | commenti (5)
categorie: qui lo dico
23/11/2004

La vita è fatta di priorità

[da Webgol. Il post originale]

Gentile dottore Sofi,
a casa mia – in Trinacria - le chiamano minchiate.
Scusi se uso termini che stanno solo nel dizionario siculo-italiano, ma a volte non riesco proprio a trattenermi.
Preambolo rapido per chiederle conto di una cosa, a lei, che è uomo che sa di politica e macari di comunicazione politica.

Non è che con questa minchiata del terrorismo ci prendono p'o culo a tutti quanti?
Scusi la volgarità, ma mi venne spontanea.

Dopo la vittoria del Bush picciriddo, ho sentito in giro che finalmente il presidente degli Stati Uniti potrà portare a termine il lavoro. Chiudere con una bella vittoria la guerra sul terrorismo.
Perchè è il terrorismo il problema numero uno del mondo: e tutti d'accordo siamo.

Lo dicono anche i giornali della sinistra arancione. L'agenda politica internazionale è centrata sul terrorismo, e su quel tipo che fa le voci con videomessaggi a orologeria; ha studiato dalle parti nostre, e si diverte a sdirupari grattacieli con aerei di linea: è lui il nemico pubblico numero uno.

Seguito da quell'altro che tagghia carotidi in mesopotamia, con pessimi operatori in SuperVhs.

Terrorismo, terrorismo, terrorismo....
Ma siamo sicuri che sia così, gentile dottore Sofi?

Il terrorismo islamista, certamente fici un saccu di morti finu a ’stura. Ogni tre per due distrugge alberghi, mette bombe, faci ammazzatini.
E - voglio essere buono - sta insanguinando l'Iraq liberato.
Insomma quando si dice che è il problema numero uno scritto sull'agenda politica internazionale (ma esisterà davvero questa agenda, dottore Sofi? E sarà come quelle "quo vadis", che ha il riquadrino DOMINANTE, per annotarci la cosa più importnate da fare per il giorno? E su quella di Bush c'è scritto: OGGI FERMARE TERRORISMO?), dicevo, quando si pensa e si scrive che il problema numero uno scritto sull'agenda politica internazionale è il terrore islamico, significa che è così per tutto il mondo.

Giusto? Internazionale, significa di tutti i paesi. Di tutti!
Sennò sarebbe stato continentale, regionale, statale, municipale, circoscrizionale. Ma nella circoscrizione dove abito io, al Tiburtino (sono emigrante), il problema del terrorismo non c'è. Quindi, dev'essere per forza una cosa più grande. Un problema di tutte le nazioni del mondo.

Quindi il terrorismo è un problema degli Stati Uniti. E certamente, c'è stato l'11 settembre.
Poi tutti i marines che muoiono ogni giorno in Iraq. E' una guerra e va combattuta. Essì hanno ragione.

Ma sempre in America, al Canada, poco più su insomma, non è successo nulla.
E al Messico nemmeno. Quindi è un po' meno un problema dell'agenda politica internazionale. Diciamo che lo è, meno Canada e Messico.

Allora mi sorge una domanda: forse Al Quaeda è un problema di tutto il Sud America?

Non so se a lei c’ià risulta, ma a mia no. Sì lo so che laggiù abitano centinaia di milioni di uomini e donne, che non hanno problemi con l'islam, ma magari ne hanno con il pane e l'acqua tutti i giorni. Ma non è importante. Non è decisivo, direi.
Vuole mettere quanto conta un contadino del Nebraska da solo rispetto a diecimila meschineddi di una favela, dottore Sofi?

E allora diciamo una cosa:

il terrorismo islamico è un problema dell'agenda politica internazionale
• meno Canada e Messico, Nicaragua, Honduras, e un altro po' di nazioni centroamericane
• meno tutto il sud America
(comprese le gnocche di copacabana).

***

Quindi il terrorismo islamico sarà un problema dell'Europa.
Giusto, abbastanza giusto.
Nel senso che è stato finu a ’stura un problema - di sicuro - della Spagna, con l'11 marzo.
Dell'Italia? Facendo le corna ancora no.
Della Francia? Dagli attentati algerini della fine degli anni novanta, non più. A parte i due meschineddi di giornalisti rapiti.
Della Germania? Non mi risulta.
Della Gran Bretagna? Autobombe a Londra? No, direi di no. Aerei schiantati? No, l'ultimo è quello di Lockerbie ed era libico. La Libia ormai ci è amica.
Dell'Olanda? Un pochino: un pazzo ha ammazzato un regista, ed era islamico. L'assassino, non il regista.

Il terrorismo è un problema della Polonia? No.
Dell'Ungheria? No, proprio no.
Della Repubblica Ceca? Babbiamu!
Della Russia? Sì. Perchè la Russia è una grande democrazia costituzionale, con un perfetto bilanciamento dei poteri, sotto l'attacco dei terroristi ceceni. Beslan ce lo ricordiamo tutti.
Vado avanti?
Il terrorismo è un problema di Svezia, Finlandia e Norvegia? No, nemmeno della Danimarca se è per questo.

Insomma un bel po' di gente in Europa camurrìe con gli estremisti islamici non ne ha.
Magari non sa se andrà in pensione. Non sa se domani sarà ricoverata a spese dello stato in ospedale, o se gli toccherà pagare di tasca propria. Oppure se troverà un lavoro decente.
Ma vede, dottore Sofi, uno sfigato disoccupato - un mischinu senza travagghiu, come diciamo noi - che abita nella periferia di Birmingham o di Francoforte, conta meno di un bovaro del Wyoming.

Facciamo così:

il terrorismo islamico è un problema dell'agenda politica internazionale,
• meno Canada e Messico, Nicaragua, Honduras, e un altro po' di nazioni centroamericane
• meno tutto il sud America
• meno la Scandinavia, un sacco di nazioni dell'est Europa, l'Italia
(che anche se siciliano, dottore Sofi, sempre italiano sugnu) la Grecia (che ci vado in vacanza perchè ci sono le olive buone) e tante altre nazioni europee.

***

Cambiamo continente?
Vogliamo dire finalmente che il terrorismo è un problema africano?
Sicuramente lo è dell'Egitto che se gli continuano a fare attentati dove c'è il turismo, diventa un paese che chiude per bancarotta.
L'Algeria lo ha quasi risolto.
Degli altri paesi magrebini, di cosiddetto islam moderato (anche queste sono solide e navigate democrazie parlamentari) pure il Marocco ha avuto problemi.

Ma se scendiamo più a Sud direi di no.
Scusate avevo dimenticato il Kenya dove alcuni anni fa ci furono un paio di attentati.
Però forse esagero a pensare che il terrorismo sia un problema importante per tutta l'Africa sub sahariana. E poi ancora più sotto per l'Africa nera, fino giù giù, al Sudafrica. No. Io non ricordo attentati. E lei?

Si vabbè lo so che hanno problemi con l'acqua, l'Aids, le malattie. Macari con il cibo? E che camurrìa che sunnu! Non se ne stanno mai muti. Fa niente: è più importante che un abitante di Tallahassee si senta al sicuro contro l'antrace e si fidi del Patriot act, che qualche milione di africani, negri per giunta, mangi ogni giorno. Si magari non proprio tutti i giorni: uno sì e uno no.

Lo so che hanno problemi di guerre civili e tribali e bisognerebbe mandarci i caschi blu dell'Onu, ma non si può avere tutto dalla vita. Che si scannino tra Hutu e Tutsi che così poi ci facciamo belle pagine di commemorazione della strage dimenticata, dieci anni dopo.

Sto per conculudere che

il terrorismo islamico è un problema dell'agenda politica internazionale
• meno Canada e Messico, Nicaragua, Honduras, e un altro po' di nazioni centroamericane
• meno tutto il sud America
• meno la Scandinavia, un sacco di nazioni dell'est Europa, l'Italia, la Grecia e tante altre nazioni europee.
• meno anche di quasi tutta l'Africa
(esclusi Egitto, Marocco, Kenya e Algeria)

***

Se cambio contintente qualcuno che ha seri problemi con il terrorismo islamico, forse, lo trovo.
Una nazione popolosa che ci faccia dire: sono più al mondo quelli chi hannu acchiffari con Al Qaeda di quelli cui non gliene ne frega una beneamata minchia.
Dunque, l'Asia. Allora mettiamo subito in fila quelli che i problemi ce l'hanno: l'Iraq, e lo sapevamo.
L'Afghanistan e il Pakistan. L'Indonesia e il Giappone (attentati alla metro). Che altro le viene in mente? A me, così su due piedi, nulla. No, nulla.
L'India ha le sue solite cammurrìe indigene. Ma Al Qaeda non s’è vista.
La Cina? No.
Il Vietnam e la Cambogia? No. Il Kazakhstan? Non mi risulta ma potrei sbagliare.
La Thailandia? No. La Corea del Sud nemmeno.
Certo anche qui avranno qualche altro falbo disagio, dottore Sofi. Tipo campare con meno di un dollaro al giorno in centinaia di milioni. Abitare in slum senza fogne, nè acqua. Ma insomma che volgarità!

Chissenefrega! Noi sappiamo che il terrorismo è il problema numero uno dell’agenda del presidente degli Stati Uniti e quindi del mondo. Se ne stessero buoni e pure loro imparassero a fare pipì sopravvento e a bere l'acqua piovana che è anche salutare, se non ci sono le piogge acide.

E quindi:

il terrorismo islamico è un problema dell'agenda politica internazionale
• meno Canada e Messico, Nicaragua, Honduras, e un altro po' di nazioni centroamericane
• meno tutto il sud America
• meno la Scandinavia, un sacco di nazioni dell'est Europa, l'Italia, la Grecia e tante altre nazioni europee.
• meno anche di quasi tutta l'Africa
(eclusi Egitto, Marocco, Kenya e Algeria)
meno la Cina, l'India, il Vietnam e la Corea del Sud, la Thailandia, e un altro po' di nazioni asiatiche.

***

Tutta l'Oceania, questo lo so macari io, dottore Sofi, non ha nessun problema con il terrorismo islamico.
Si avranno problemi con gli squali che infestano le acque del pacifico dove si va in surf. Ma noi siamo molto più preoccupati di una signora del Sud Carolina che rischia una bomba nucleare sporca nel giardino di casa, il giorno del ringraziamento. Buttana a miseria!
Che dice? Che ci sono quelli a Muroroa, gli indigeni che se le vedevano scoppiare - le bombe atomiche, pulite, per giunta - all'ora di cena, per colpa dei francesi? Vabbè e allora? Che ce frega, i francesi mangiano rane, noi pensiamo solo alla gente del Colorado.

Ohh! Ce l'ho fatta a capire che

il terrorismo islamico è un problema dell'agenda politica internazionale cioè di tutto il mondo,
• meno Canada e Messico, Nicaragua, Honduras, e un altro po' di nazioni centroamericane
• meno tutto il sud America
• meno la Scandinavia, un sacco di nazioni dell'est Europa, l'Italia, la Grecia, la Polonia e altre nazioni europee.
• meno anche di quasi tutta l'Africa
(eclusi Egitto, Marocco, Kenya e Algeria)
meno la Cina, l'India, il Vietnam e la Corea del Sud, la Thailandia, e un altro po' di nazioni asiatiche
• meno l'Oceania


Quindi se facciamo due conti, più di tre quarti della popolazione del mondo se ne sbatte altamente la minchia dei problemi del terrorismo, dottore Sofi.
Bisognerebbe chiedere, a un suo collega che di numeri è pirsona esperta se fa due conti, uno che sta sempre lì con la
calcolatrice in mano e che ci dica lui quanti sono quelli che se ne sbattono la minchia del terrorismo e hanno autri cosi pa’ testa.

E comunque lei che sa come vanno le cose della politica, mi spiega allora perchè tutti, ma proprio tutti, ci scassano questa benedetta minchia, con la faccenda del terrorismo?

In attesa di una cortese risposta, gentile dottore Sofi, Le porgo distinti saluti

suo,

Mariano Grifeo Cardona di Canicaro








































































































postato da: Pescetrombetta alle ore 22:57 | link | commenti (4)
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Per chi si fosse chiesto dove fossi sparita, sappia che non ho venduto il blog, né deciso di abbandonarlo. Peraltro, in buonissime mani, dato che la coautrice Daniela mdr è acutissima osservatrice (vabbè, io lo sapevo già, ma voi no) e miniera eccezionale di notizie (per non parlare del fatto che, ve ne sarete accorti, due parole in italiano riesce a metterle in fila...). Abbiamo fatto un ottimo acquisto. Beh, acquisto... è assunta in nero con nuovissimo contratto co.co.pro., e pagata in buoni pasto scaduti. Affarone, lo consiglio a tutti!

Sono stati giorni un po' difficili, pian piano riprenderò le mie buone/cattive abitudini blogghistiche. Rimando a domani la correzione del post che avrei dovuto pubblicare sabato, in occasione del quindicesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo. Vi lascio, nel post che segue, un'interessante riflessione sul terrorismo internazionale apparsa sulle pagine di Webgol.

Felice notte!





postato da: Pescetrombetta alle ore 22:48 | link | commenti (5)
categorie: blog di servizio
22/11/2004

FORZA E CORAGGIO
(per proseguire nella lettura)

L’agenzia Meeting Point ha accompagnato Forza Nuova fin dal momento della sua fondazione, avvenuta a Londra il 27 settembre 1997 ad opera di Roberto Fiore, che nella capitale inglese trascorreva la propria latitanza. Alla nascita di FN Meeting Point fruttava circa 18 miliardi di lire.
Collegata all’agenzia c’è l’Easy London, che organizza viaggi studio-lavoro in Inghilterra e che conta 15 filiali in Italia. Le agenzie legate a Forza Nuova posseggono “in the U.K” circa 1.300 appartamenti. In tutto l’impero economico di FN comprende un’agenzia di collocamento, una catena di ristoranti, l’etichetta di moda “Three Stroke”, una casa discografica, un’agenzia che organizza concerti, diverse scuole di lingua. A Londra viene gestita, insieme all’associazione “Trust of St.Michael the Archangel St. George”, una catena di charity shop specializzata in abiti usati. La Meeting Point ha investito in Spagna: ha acquistato alcune case per fondare una comunità a Los Pedriches, 80 chilometri da Valencia, dove saranno ospitati i “veri cristiani tradizionalisti”.
Oggi l’organizzazione di Roberto Fiore aderisce al partito Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, nel perseguimento del sogno del fondatore di guadagnarsi un riconoscimento politico. Il 24 giugno del 2000 fu tra i relatori di un Convegno sulla giustizia tenutosi a Milano insieme a Marcello dell’Utri. Il 23 agosto del 2000, durante il meeting di Comunione e liberazione, i giovani applaudirono il discorso dell’ospite antiaborista Fiore.
Nel torinese e in Sicilia i consiglieri comunali più giovani di An hanno lasciato il partito per aderire a Forza Nuova.








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20/11/2004

“SENZA PACE”

Per più di trent’anni David Hirst è stato corrispondente dal Medio Oriente per il Guardian. Nel suo libro Senza Pace (edizioni Nuovi Mondi Media) analizza la potenza di Israele e della lobby filo-israeliana negli Stati Uniti: “I neoconservatori, motori del regime Bush, hanno tutti dei forti legami con il governo dei Likud a Tel Aviv e con le loro lobbies a Washington”, questo ciò che sostiene l’autore.
Sempre Hirst ritiene che dopo la morte di Arafat ci sarà una qualche forma di autorità collettiva suddivisa fra le figure di spicco all’interno dell’Autorità palestinese dell’Olp e di al-Fatah. Fra questi Abu Mazen, Ahmad Qorei. Figure, però, di transizione, fino a quando non sarà trovato un vero leader: “I primi anni della lotta palestinese, durante il mandato britannico, la leadership palestinese finì nelle mani di un’élite composta soprattutto dai notabili della città. Ci sono voluti vent’anni dalla creazione dello stato di Israele e l’espulsione dei palestinesi perché un’autentica leadership emergesse. Era quella di Arafat. La terza generazione di leader palestinesi avrà quasi certamente le sue radici nei territori occupati più che nella diaspora e, molto probabilmente, avrà al suo interno una pesante componente islamica”.
Secondo il giornalista Sharon ha deciso di appoggiare la legge per il ritiro dei coloni in quanto non considera Gaza parte del territorio israeliano indicato dalla Bibbia e in quanto pensa che allentando la presa si possa rafforzare il potere di Israele sulla parte più importante della West Bank (di cui fanno parte tutti i territori occidentali e la Cisgiordania): “Sharon ha cambiato strategia quando è diventato primo ministro. Una sorta di realismo politico gli ha imposto di dare corso all’azione in modi che, se fosse rimasto all’opposizione, avrebbe demagogicamente denunciato. Basta ricordare la sua violenta reazione dopo gli accordi di Oslo e contro il primo ministro Rabin a causa delle concessioni territoriali contenute nell’accordo. Il ritiro non può essere una soluzione della questione palestinese, soprattutto se è limitato a ciò che immagina Sharon: un unico passo seguito dal consolidarsi del potere di Israele sulla West Bank”.





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19/11/2004

... E CONTINUARONO A CHIAMARSI “TEOCONS”

“Mi piacerebbe che ci fosse maggiore lealtà nel valutare i meriti del Cristianesimo. Non amo i pregiudizi. Molta gente, quando si dice Chiesa, pensa all’Inquisizione, alle crociate. Ma la Chiesa non è solo questo, è, per esempio, organizzazione dell’agricoltura, il cui merito appartiene a San Benedetto, sono i secoli passati dai monaci a tradurre e copiare la letteratura e la filosofia antiche. Le università europee furono fondate dalla Chiesa, la Chiesa pensò agli ospedali per tutti, divulgò l’attenzione per la cultura, la salute, persino il tempo libero. Queste cose vanno riconosciute con giudizio storico privo di passioni. Tuttavia ho una visione anche laica della vita, quindi a me pare che Buttiglione abbia fatto dichiarazioni strane e avventate. Non posso non confrontarmi con la cultura laica, che peraltro stimo.
Mi piace il cattolicesimo di ispirazione, che si sviluppa per contatto tra le persone: le istituzioni cattoliche possono imbrigliare il pensiero, è bene ricordare sempre che quando cresce il potere politico, diminuisce la forza morale”.

Don Piero Gallo, da 12 anni parroco di San Salvario, quartiere torinese multietnico inquieto






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categorie: frasi storiche
18/11/2004

RICORDANDO ZAHRA KAZEMI

Khatami è uno che è stato portato dai suoi amici a visitare le cascate del Niagara ma i suoi amici lo hanno spinto giù. E tutti hanno pensato che fosse un campione di tuffi

Ibrahim Nabavi, giornalista e scrittore


Nabavi sostenne il leader del Fronte Islamico nella sua prima elezione del 1997, cui seguì la conferma del 2000. Ma adesso non ci crede più.
Khatami sembra essere uno che alla presidenza è arrivato per caso. Due mesi prima delle elezioni se ne stava tra i libri a fare il presidente della biblioteca nazionale. Un gruppo di intellettuali pensava fosse il momento buono per le riforme e quasi lo costrinse a candidarsi considerandolo una faccia nuova. Insieme a studenti, intellettuali e donne si schierarono dalla sua parte le forze più avanzate dell’economia che premevano per l’ingresso dell’Iran e delle sue immense potenzialità nel circuito del mercato globale. Ma il presidente si è rivelato essere un burattino nelle mani del Consiglio dei Guardiani, la massima autorità politica, religiosa e giudiziaria dello Stato, guidata dall’ayatollah Ali Khamenei. In realtà pare che ciò che poteva fare lo ha fatto: “Il blocco del processo riformista è frutto della struttura del Paese, realizzare il programma di riforme non era possibile dall’interno del sistema attuale”. Questa l’analisi di Sina Motallebi, giornalista e primo tenutario di blog arrestato in Iran. “Chi critica Khatami di fatto danneggia se stesso, perché porta il dibattito su una persona, mentre si dovrebbe discutere della struttura del sistema”.
I figli della Rivoluzione, i ragazzi nati dopo il 1979, non credono più nella convinzione del presidente filosofo di riformare con la moderazione data la sua inerzia di fronte all’attacco alla stampa, all’arresto di numerosi intellettuali, alla violazione ripetuta della Costituzione.

(Amnesty International per Zahra Kazemi)












postato da: mdr alle ore 14:38 | link | commenti (13)
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14/11/2004

Frasi che fanno bene

The Rat Race, qualche giorno fa ha scritto, "credo che sia il momento di rispolverare una certa arroganza delle buone ragioni, anziche' cercare di venire a patti con le cattive ragioni che vincono". Lo riporto e lo sottoscrivo, perché mi sembra un ottimo manifesto programmatico.

Sempre dallo stesso blog arriva un'ottima iniziativa, alla quale Diario precario aderirà presto (il tempo di mette mano al template). Intanto datele un'occhiata.

Buona sopravvivenza domenicale!







postato da: Pescetrombetta alle ore 16:13 | link | commenti (23)
categorie: frasi storiche
13/11/2004

Anniversari


(fonte: il blog di Pino Scaccia)

Il giorno dell'anniversario della strage di Nassiriya io non ho detto niente






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categorie: diario per immagini, accadde oggi
11/11/2004

Post inutile (lo metto come promemoria)

Comunque Arafat è morto per davvero.

postato da: Pescetrombetta alle ore 14:58 | link | commenti (5)
categorie: flash
09/11/2004

Anato... che?

Che mi risulti la notizia di oggi non mi tocca particolarmente (ma magari mi informo meglio), ma questo è un blog al servizio del popolo, quindi snocciolo anche qui una manciata di link per guidarvi nell'impervio mare della finanza.

Dunque, mi dicono che le banche, quei portali con servizi a pagamento, fino ad oggi praticavano 'sta robaccia, detta anatocismo (che è una cosina talmente affascinante che hanno messo su un sito tutto dedicato a lei). Per chi non ne può già più dei link riassumo il concetto: i portali-banche erano soliti calcolare sulle somme concesse in prestito ai navigatori gli interessi sugli interessi, che dalle mie parti si tradurrebbe cresta sulla cresta (e nella vostra regione? Partecipa al sondaggio: come si dice anatocismo nel tuo paesello? Clicca sui commenti!).
Ma oggi la Cassazione, nota blogstar buona ed equilibrata la cui autorità si impone su tutto l'html italico, ha detto: io non ci sto! E ha pubblicato sul suo blog libero, gratuito ed indipendente questo post, il numero 21095, in cui proibisce per sempre ai portali cattivi di ingannare i navigatori più bisognosi... ma anche tutti gli altri. Un blog onlus (cioè senza scopo di lucro), Adusbef, ha velocemente predisposto una mail (un pesantissimo file word) da inviare ai portali cattivi, per ottenere la restituzione del maltolto.

W la blogosfera che lotta con noi, w i nostri risparmi, w le nostre future spese. Giaaaaaanniiiiiiii, ma come si fa a non essere ottimisti!








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categorie: buone nuove

Cooperanti e altre genti rapite

Oggi nell'isola di Mindanao, nelle Filippine, è stato rapito un cooperante italiano, Andrea Cianferoni, che lavora da due anni come agronomo per l'ong Movimondo. Pare che il riscatto chiesto per la sua liberazione sia una cifra modesta, il che farebbe pensare ad un rapimento a scopo di estorsione più che ad un gesto politico o terroristico. Il Governo ha attivato l'unità di crisi e tutti i contatti necessari con le autorità filippine.
L'ovvia speranza è che si tratti veramente di un tentativo di ottenere denaro con facilità, ma non può non colpirmi questa nuova tendenza della criminalità in certe aree del mondo.

Intanto è calato il silenzio sulla vicenda di Margaret Hassan, l'operatrice inglese rapita il 19 ottobre. Dopo il secondo appello del 27 ottobre non si hanno più notizie, solo l'impegno verbale del governo inglese a seguire le trattative e a considerare prioritaria la liberazione della donna.

E' stato ufficialmente riconosciuto il cadavere del giovane giapponese Shosei Koda, di ventiquattro anni.

Nessuna notizia sui due giornalisti francesi rapiti nei pressi di Najaf il 20 agosto, così come dei tre operatori Onu sequestrati il 28 ottobre a Kabul.

Qui trovate una lista dei rapiti, aggiornata purtroppo solo al 21 settembre.












postato da: Pescetrombetta alle ore 21:14 | link | commenti (2)
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Son cose

Piccole, forse insignificanti, soddisfazioni allietano qualche minuto della nostra giornata.

L'emendamento alla finanziaria approvato (Emendamento ad art. Ddl 5311 Camera 9.11.2004)

ART. 1.
(Risultati differenziali del bilancio dello Stato).

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 50.000 milioni con le seguenti: 48.138 milioni.

Conseguentemente:

al medesimo comma, secondo periodo, sostituire le parole: 245.000 milioni con le seguenti: 244.138 milioni;

al comma 2, primo periodo:

sostituire le parole: 41.000 milioni con le seguenti: 40.307 milioni;

sostituire le parole: 24.500 milioni con le seguenti: 23.999 milioni;

sostituire le parole: 235.000 milioni con le seguenti: 234.307 milioni;

sostituire le parole: 210.000 milioni con le seguenti: 209.499 milioni;

all'articolo 37, tabella B, apportare le seguenti variazioni:

voce: Ministero dell'economia e delle finanze:

2005: - 748.418;
2006: - 609.018;
2007: - 438.948.

voce: Ministero della giustizia:

2005: - 10.000;
2006: - 20.000;
2007: - 20.000.

voce: Ministero degli affari esteri:

2005: - 25.000;
2006: - 25.000;
2007: - 25.000.

voce: Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca:

2005: - 2.500.

voce: Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio:

2005: - 1.954.

voce: Ministero per i beni e le attività culturali:

2005: - 24.605;
2006: - 39.155;
2007: - 18.000.

voce: Ministero della salute:

2005: - 50.000.

1. 1. (ex 1. 4.) Boccia, Lettieri, Squeglia.


Il testo originario dell'articolo 1

ART. 1.
(Risultati differenziali del bilancio dello Stato)

1. Per l’anno 2005, il livello massimo del saldo netto da finanziare resta determinato in termini di competenza in 50.000 milioni di euro, al netto di 5.494 milioni di euro per regolazioni debitorie. Tenuto conto delle operazioni di rimborso di prestiti, il livello massimo del ricorso al mercato finanziario di cui all’articolo 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, ivi compreso l’indebitamento all’estero per un importo complessivo non superiore a 2.000 milioni di euro relativo ad interventi non considerati nel bilancio di previsione per il 2005, resta fissato, in termini di competenza, in 245.000 milioni di euro per l’anno finanziario 2005.

2. Per gli anni 2006 e 2007 il livello massimo del saldo netto da finanziare del bilancio pluriennale a legislazione vigente, tenuto conto degli effetti della presente legge, è determinato, rispettivamente, in 41.000 milioni di euro ed in 24.500 milioni di euro, al netto di 3.572 milioni di euro per l’anno 2006 e 3.176 milioni di euro per l’anno 2007, per le regolazioni debitorie; il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, rispettivamente, in 235.000 milioni di euro ed in 210.000 milioni di euro. Per il bilancio programmatico degli anni 2006 e 2007, il livello massimo del saldo netto da finanziare èdeterminato, rispettivamente, in 43.000 milioni di euro ed in 39.000 milioni di euro ed il livello massimo del ricorso al mercato è determinato, rispettivamente, in 281.000 milioni di euro ed in 246.000 milioni di euro.

3. I livelli del ricorso al mercato di cui ai commi 1 e 2 si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.

4. Per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, le maggiori entrate rispetto alle previsioni derivanti dalla normativa vigente sono interamente utilizzate per la riduzione del saldo netto da finanziare, salvo che si tratti di assicurare la copertura finanziaria di interventi urgenti ed imprevisti necessari per fronteggiare calamità naturali, improrogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del Paese, situazioni di emergenza economicofinanziaria ovvero riduzioni della pressione fiscale finalizzate al conseguimento degli obiettivi indicati nel Documento di programmazione economico-finanziaria.

(fonte: CittadinoLex)

E poi mi si demonizzano le nuove tecnologie.














































































postato da: Pescetrombetta alle ore 19:20 | link | commenti (7)
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05/11/2004

5 novembre 2003

Scusandomi con l'interessata, la mia amica Alessandra, in forza all'esercito dei Volontari europei e spedita alle Azzorre quattro mesi fa (se la memoria non mi tradisce), riporto una frase di una sua mail speditami qualche settimana fa. "mi sento di ringraziarti per l'esistenza del tuo blog, fonte di continua informazione, update per me dispersa nell'oceano e un pó ondivaga sul fronte aggiornamento,link fondamentali, primo contatto con un mondo a me prima conpletamente sconosciuto.".
Può sembrare la cosa più autoreferenziale mai apparsa su queste pagine, ma sono le prime parole che mi sono venute in mente quando ho pensato di scrivere due righe sulla giornata di oggi, che nel piccolo cortile nascosto che è questo blog, è una data importante. Un anno fa questo spazio apriva i battenti, si affacciava nel web, con un'idea per niente chiara di cosa significasse "passare dall'altra pare", fare il salto da lettrice e sporadica commentatrice ad autrice (che brutte 'ste rime nella prosa, un anno e non hai ancora imparato a scrivere, caspita signorina, che bei risultati!).
Non vi segnalerò, come capita spesso in questo tipo di ricorrenze, il primo vagito precario, o i post memorabili che dovrebbero raccontarvi chi sono e cosa mi interessa (o più spesso, guarda come scrivo bene, come ti aggredisco la notizia, come sono corrosiva o profonda). Mi sono fatta una tenerezza infinita mentre leggevo i primi scritti arancioni su sfondo nero, poco confortati o confutati da compagni di viaggio che ancora non c'erano. Ed è stato anche per questo che dopo due mesi l'entusiasmo che ho sempre avuto nei confronti di questo curioso strumento, futuro media, dei volendo, è crollato di colpo. Sono seguiti due mesi di silenzio, interrotti in occasione della tragedia di Madrid. Qualche tempo dopo la rottura del silenzio "reale". Un'amica scopre per caso il blog, e da lì a poco decido che se davvero volevo continuare non aveva senso mantenere la frattura, già abusata di per se, fra un presunto mondo reale opposto alla volatilità e leggerezza della sua controparte reale. Amici e familiari (ebbene si, anche loro, ma senza che manifestassero un'eccezionale curiosità...) entrano, in modi diversi, nel mio essere pescetrombetta. Ho perso un po' il filo... ah, l'ora tarda!
Ah si, rieccolo. L'idea che avevo in mente per questa missiva, prima che la "blogorrea" prendesse il sopravvento, era di ringraziare voi che per caso o costrizione siete capitati su queste pagine, ed avete pensato di tornare il giorno dopo, oppure non lo avete fatto ma per un momento avete dato un senso a quello che scrivo. E qui mi fermo davvero, ché la melassa e la retorica mi hanno circondato ed io, seguendo il consiglio di Moore, non ho comprato le pallottole per rispondere al fuoco.



La storia e la retorica

Nel giro di poche ore abbiamo potuto veder porre il sigillo definitivo sui due eventi che hanno tenuto incollati alle notizie milioni di persone. Ci sono i dati definitivi sulle elezioni statunitensi, ci sono confuse dichiarazioni, repliche e contro-repliche sulle condizioni di salute di Arafat, ma la situazione è che il leader palestinese si trova in coma irreversibile, e l'unico dubbio riguarda adesso il luogo in cui verrà sepolto.
C'è un tempismo beffardo che lega questi due avvenimenti, che spinge ad un pessimismo ancora più cupo di quello che avremmo provato considerandoli singolarmente. Ma provo un fastidio istintivo per questo tipo di atteggiamento, e domani proverò a spiegare meglio che cosa intendo.
Una piccola anticipazione ve la possono dare le parole di Adriano Sofri, in un articolo dal titolo Noi, sconfitti con Kerry,  comparso su la Repubblica di oggi (non disponibile on line, purtroppo):

"Non torniamo a casa, né ai cartelli già scritti, sul Bush scorso - anzi, per i più previdenti, già sul Bush padre: non si butta via niente. La parola d'ordine sia: ingerenza, ingerenza, ingerenza. Votiamo in tutta Europa sulle guerre di Bush, sugli affari di Chirac, sulle vacanze di Kofi Annan, sugli affari di Putin, sugli affari di Bush. Scopriamo l'America. Facciamoci le ossa da cittadini degli Stati uniti di America e d'Europa, intanto, e domani chissà, della terra. Facciamoci i fatti loro. Che si faranno i fatti nostri, è certo."

(continua.)







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categorie: qui lo dico
04/11/2004

Una brutta notizia, e qualche certezza (parte terza, de profundis)

Nell'intervista che vi proponevo qui, un profetico Weisglass pronunciava le seguenti parole, riferite ai palestinesi:

"(1) Non c'è nessuno con cui parlare; (2) Siccome non c'è nessuno con cui parlare, l'attuale situazione geografica rimane intatta"

Oggi quelle frasi, che volevano essere metaforiche, si impongono in tutta la loro drammatica concretezza.

Del resto, ammesso che la mia piccola opinione abbia una qualunque importanza, discuteremo assieme domani









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categorie: flash
03/11/2004

This is the end

Direi che è finita

Beh, se nel frattempo non cambierà la costituzione come fece, ad esempio, Carlos Meném, si tratta dell'ultimo mandato...





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categorie: flash

La vigilia è finita, andate in pace

La prima pagina de il Manifesto di oggi

Vauro su il Manifesto di oggi

E magari, se vi avanza del tempo, date un pizzicotto a quelli de il Manifesto.

Premesso che qui fino a quando non leggeremo i dati definitivi non ci lasceremo andare a nessun tipo di dichiarazione (ammesso e non concesso che invece dopo lo faremo), mi ha confortato ieri l'intervento di Massimo Fini a Ballarò. Che, in sostanza, spostava l'attenzione sull'Europa, indipendentemente dal nome del presidente che a partire da oggi avrebbe guidato gli Stati Uniti. Il punto era ed è, l'Europa, premesso che (economicamente) può permetterselo, vuole diventare un soggetto politico autonomo?

(I dati in continuo aggiornamento: qui Repubblica.it, qui Corriere.it)











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categorie: diario per immagini
02/11/2004

Vigilia

"Alla vigilia del voto, la caccia agli incerti diventa psicosi: durante una rappresentazione shakespeariana, il presidente è balzato sul palco e ha minacciato con la sua Colt il principe di Danimarca nel bel mezzo di “Essere o non essere”. Il disperato appello di Kerry agli elettori degli stati in bilico: “Votate per uno come voi: anch’io non saprei chi scegliere fra me e quell’altro coglione”. Dopo Bin Laden, un altro losco figuro tenta di influenzare il voto a mezzo video: diffuso un agghiacciante filmato in cui Giuliano Ferrara invita gli americani a riconfermare Bush. “Se mi fate fare brutta figura di fronte a quell’imbecille filo-Kerry di Vittorio Zucconi – minaccia il direttore del Foglio – la mia ira sarà terribile”. Per evitare il ripetersi dei disguidi elettorali che segnarono le presidenziali 2004, in molti stati le urne sono state direttamente sostituite con tritadocumenti. Tanto, malgrado l’altalena dei sondaggi, I giochi sono fatti: il prossimo inquilino della Casa Bianca sarà un wasp miliardario favorevole alla pena di morte, prigioniero delle lobby, incapace di fronteggiare il terrorismo e che considera l’Europa un’attrazione turistica e una nullità politica."
(Lia Celi, dal suo blog Bendix,permalink originale)




postato da: Pescetrombetta alle ore 19:33 | link | commenti (7)
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Una bella notizia, e qualche dubbio (parte seconda)

[Avvilita e un po' stupida, così imparo, io che vado a predicare a destra e a manca che è buona abitudine scrivere i post con word o con outlook. Chiuso l'argomento, riscrivo subito e male, che tanto, al di là dei fronzoli estetici, il concetto che volevo discutere con voi è breve e nemmeno particolarmente complesso. Complice Mark Lanegan che non ne vuol sapere di farsi da parte, io dico che...]

(in risposta a Ruckert, per i commenti a questo post, ma anche per incuriosirvi un po', spingervi ad indagare, ecc. da Claudia la prof., alla faccia delle vere aspiranti)

Mi frullava nella testa da subito che 'sta storia puzzasse un pochino, e che precisamente puzzasse di "noi abbiamo fatto la nostra parte, non chiedeteci altro, visto come siamo stati bravi e generosi". Cercavo di scovare l'articolo che cita anche Sandro Viola, l'intervista a Dov Weisglass, consigliere di Sharon (nonché avvocato suo e del governo), chiamato in causa un po' ovunque nei quotidiani. Ma si sa, i giornali non hanno i link, Leonardo e The Rat Race si. Così possiamo risalire all'originale dell'intervista, lunghissima e rigorosamente in inglese. Fortuna che quel santo blogger di Leonardo ci regala un po' del suo tempo, traducendo alcune parti, casualmente le più significative.
Stralciando dallo stralcio, Weisglass afferma, tra l'altro:

"Arik [Sharon] può serenamente affermare che questa è una svolta importante, grazie alla quale, di 240.000 coloni, 190.000 non saranno spostati dal loro posto. Non saranno spostati.
[…]
Il processo politico significa anche la creazione di uno Stato palestinese, con tutti i rischi che questo comporterebbe per la sicurezza. Significa lo sgombero dei coloni, il ritorno dei profughi, la divisione di Gerusalemme. Tutto questo, ora, è stato congelato".
[…]
"Il senso è il congelamento del processo politico. Congelando questo processo, tu eviti la creazione di uno Stato palestinese, ed eviti qualsiasi discussione sui profughi, sui confini e su Gerusalemme. In effetti, tutto il pacchetto di cose che chiamiamo "Stato palestinese", con tutto quel che implica, è stato cancellato dalla nostra agenda per un tempo indefinito. E tutto questo in piena autorità: con la benedizione del Presidente e con la ratifica di entrambe le camere del Congresso."
[…]
"C'era tutta un pacchetto di impegni che Israele avrebbe dovuto accettare. Questo pacchetto si chiamava "processo politico". Esso includeva una serie di elementi che non avremmo mai potuto accettare, e altri elementi che non potevamo accettare in questo momento. Ma siamo riusciti a prendere tutto il pacchetto e scagliarlo nel futuro più remoto. Abbiamo gestito la situazione nel modo migliore e siamo riusciti a rimuovere la voce "processo politico" dall'agenda. Stiamo educando il mondo a capire che non c'è nessuno dall'altra parte con cui parlare, e ora abbiamo ricevuto un certificato che dice proprio questo. Il certificato dice: (1) Non c'è nessuno con cui parlare; (2) Siccome non c'è nessuno con cui parlare, l'attuale situazione geografica rimane intatta; (3) Il presente certificato sarà revocato soltanto quando accadrà questo e questo – insomma, quando la Palestina diventerà una Finlandia; (4) Quando succederà, ci vedremo: per allora, Shalom."
(grassetto mio)

Il che rafforza i miei scetticismi, e mette a dura prova il mio ottimismo. Intanto...











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Avevo appena finito di scrivere il post, ovviamente lungo, sul ritiro dell'esercito israeliano da Gaza. Fidandomi per una volta dell'editor di splinder. Che con la mia fiducia ci si è pulito il... Scusate, ma sono avvilita.

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01/11/2004

El mundo al revés

Mercoledì 27 ottobre. Giulio Andreotti: "All'inizio la base de la Maddalena rientrava in un progetto di difesa comune. [...] Non c'è dubbio, però, che tutta la questione delle servitù militari può essere riveduta. Sulle servitù militari serve una riconsiderazione dei pesi, perché possono essere tolti quelli non necessari e, comunque, ripartiti tutti meglio, magari proponendo una rotazione dei disagi connessi. [...]
(A proposito della guerra) Si eviti di ricondurre il terrorismo solo a un'etnia o a una religione. Nel mondoci sono sacche di povertà intollerabili, quel che si fa non è abbastanza. Ma in generale, per favorire la pace, bisogna recuperare il concetto di fondo del reaganismo: ridurre gli armamenti. Cito una frase di Beppe Grillo: un tempo si fabbricavano armi per combattere, adesso si combatte per fabbricare armi e commercializzarle". La Nuova Sardegna, 28 ottobre 2004, p. 7.

Sabato 30 ottobre 2004. Rocco Buttiglione si dimette da Commissario europeo, e sollecita il Vaticano ad avviare le pratiche per la martirizzazione.






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