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13/11/2004

Anniversari


(fonte: il blog di Pino Scaccia)

Il giorno dell'anniversario della strage di Nassiriya io non ho detto niente






postato da: Pescetrombetta alle ore 16:21 | link | commenti (10)
categorie: diario per immagini, accadde oggi
05/11/2004

5 novembre 2003

Scusandomi con l'interessata, la mia amica Alessandra, in forza all'esercito dei Volontari europei e spedita alle Azzorre quattro mesi fa (se la memoria non mi tradisce), riporto una frase di una sua mail speditami qualche settimana fa. "mi sento di ringraziarti per l'esistenza del tuo blog, fonte di continua informazione, update per me dispersa nell'oceano e un pó ondivaga sul fronte aggiornamento,link fondamentali, primo contatto con un mondo a me prima conpletamente sconosciuto.".
Può sembrare la cosa più autoreferenziale mai apparsa su queste pagine, ma sono le prime parole che mi sono venute in mente quando ho pensato di scrivere due righe sulla giornata di oggi, che nel piccolo cortile nascosto che è questo blog, è una data importante. Un anno fa questo spazio apriva i battenti, si affacciava nel web, con un'idea per niente chiara di cosa significasse "passare dall'altra pare", fare il salto da lettrice e sporadica commentatrice ad autrice (che brutte 'ste rime nella prosa, un anno e non hai ancora imparato a scrivere, caspita signorina, che bei risultati!).
Non vi segnalerò, come capita spesso in questo tipo di ricorrenze, il primo vagito precario, o i post memorabili che dovrebbero raccontarvi chi sono e cosa mi interessa (o più spesso, guarda come scrivo bene, come ti aggredisco la notizia, come sono corrosiva o profonda). Mi sono fatta una tenerezza infinita mentre leggevo i primi scritti arancioni su sfondo nero, poco confortati o confutati da compagni di viaggio che ancora non c'erano. Ed è stato anche per questo che dopo due mesi l'entusiasmo che ho sempre avuto nei confronti di questo curioso strumento, futuro media, dei volendo, è crollato di colpo. Sono seguiti due mesi di silenzio, interrotti in occasione della tragedia di Madrid. Qualche tempo dopo la rottura del silenzio "reale". Un'amica scopre per caso il blog, e da lì a poco decido che se davvero volevo continuare non aveva senso mantenere la frattura, già abusata di per se, fra un presunto mondo reale opposto alla volatilità e leggerezza della sua controparte reale. Amici e familiari (ebbene si, anche loro, ma senza che manifestassero un'eccezionale curiosità...) entrano, in modi diversi, nel mio essere pescetrombetta. Ho perso un po' il filo... ah, l'ora tarda!
Ah si, rieccolo. L'idea che avevo in mente per questa missiva, prima che la "blogorrea" prendesse il sopravvento, era di ringraziare voi che per caso o costrizione siete capitati su queste pagine, ed avete pensato di tornare il giorno dopo, oppure non lo avete fatto ma per un momento avete dato un senso a quello che scrivo. E qui mi fermo davvero, ché la melassa e la retorica mi hanno circondato ed io, seguendo il consiglio di Moore, non ho comprato le pallottole per rispondere al fuoco.



25/10/2004

Caccia a ottobre rosso

La nave d'appoggio russa nell'arcipelago de la Maddalena, in occasione della visita del Presidente Putin a villa Certosa
(fonte, Cronache Isolane)

Esattamente un anno fa gli abitanti dell'arcipelago de la Maddalena avvertono un boato, intorno alle 23.30. Nei giorni successivi la marina statunitense da fondo a tutte le sue risorse creative per dare una
spiegazione dell'accaduto: misteriosi vulcani nel bel mezzo del Tirreno, aerei supersonici...
Solo diversi giorni dopo verrà reso noto che si è trattato di un
incidente. Non un incidente qualsiasi, dal momento che è stato coinvolto un sommergibile. Pare che il sottomarino a propulsione nucleare Hartford si sia arenato in una secca dell'arcipelago, ma la marina statunitense non ha mai confermato la notizia. Ha però rimosso il comandante del sottomarino, ed il fatto che nessuno abbia smentito l'ipotesi del sommergibile arenato ha portato quasi tutti i media ad accettare questa versione dei fatti. Gli addetti ai lavori però delineano silenziosamente altri scenari, impossibili da provare e difficili da digerire. Chi potrebbe seriamente credere ad una guerriglia fra giganti nucleari nei mari azzurri della Sardegna?
Come ha detto il subcomandante Soru qualche giorno fa, "Lo dico in amicizia: è arrivato il momento nel quale è necessario che gli americani abbandonino la base per i sommergibili nucleari".

Per il momento seguite questi link, poi magari ne riparliamo.
- Il fondamentale dossier di Salvatore Sanna, già componente del Comitato paritetico per le servitù militari, sulla base de la Maddalena
- La storia della presenza americana a la Maddalena












postato da: Pescetrombetta alle ore 23:50 | link | commenti (6)
categorie: accadde oggi
08/10/2004

In un giorno d'ottobre, in terra boliviana...

Al di là di ogni celebrazione retorica, mi piace ricordare la
morte di Ernesto Guevara. E ancor di più mi piacerebbe sentire le sue parole oggi, di fronte a ciò che accade nel paese per il quale ha tanto combattuto.



postato da: Pescetrombetta alle ore 15:36 | link | commenti (7)
categorie: accadde oggi
05/09/2004

4 settembre 1904, la "petit Paris" insanguinata, una storia italiana

4 settembre 1904, un secolo fa. Una realtà che fatico anche solo ad immaginare, nonostante le foto che ho osservato, i libri e gli articoli che posso aver letto, nonostante Paese d'ombre.
In un piccolo paese, del sud Sardegna, in provincia di Cagliari, in quel Sulcis che da lì a poco sarebbe diventato famoso, si scopre una miniera d'oro. Beh, non proprio oro, ma piombo e zinco, materie prime preziosissime, indispensabile per i primi passi dello sviluppo industriale italico.
Si costruisce una miniera a Buggerru. Agricoltori e pastori fuggono dalle campagne verso civiltà, progresso, fuliggine e polveri zolfate. Nel 1903 arrivano i francesi. Sarà infatti la "Societé des mines de Malfidano", guidata dal greco Achille Georgiades, costituita a Parigi nel 1866, a gestire l'estrazione e la vendita sui mercati mondiali dei due minerali. Nelle miniere lavorano circa 2500 operai, più altri 4000 (tra cui tantissimi ragazzi e ragazze poco più che bambini) addetti alla cernita e alla pulitura dei metalli. I turni sono di otto ore, tutti i giorni, senza alcun riposo settimanale, stipendi al limite del sostentamento, nessun contratto, ça va sans dire. Dopo il lavoro, il ritorno alle baracche, anch'esse di proprietà della Societé, bollenti d'estate e gelide d'inverno. Gli acquisti di generi di prima necessità portano acqua allo stesso mulino delle miniere. Gli operai sono infatti costretti ad acquistare negli "spacci" aziendali, ovviamente a prezzi maggiorati.
Ma Buggerru non era solo questo. C'era un'altra Buggerru, dove non esistevano operai e miseria puzzolente, ma luoghi che cercavano di imitare l'haute societé française, con i suoi circoli, i suoi teatri, i suoi cinema. Ed ecco che nel minuscolo borgo minerario sulcitano nascono un circolo riservato ai dirigenti della miniera, un teatro dove, narrano le cronache del tempo, si esibì anche qualche compagnia di fama, un piccolo cinema. Che quest'oasi lussuosa e stridente nascesse in un paesino fino a qualche anno prima rurale, ed allora in crescita vertiginosa, ma di una crescita in odor di miseria, era un pensiero che forse turbava poche menti. Non quelle dei raffinati francesi e dei loro luogotenenti, non quelle di chi a fine giornata doveva tirar fuori una cena dalle due lire e settantacinque centesimi di allora, compenso giornaliero di un minatore abile e silenzioso.
Il 2 settembre comincia il turno invernale, nelle miniere di Buggerru. Ma qualcosa è cambiato. L'ingegner Georgiades modifica gli orari della pausa pranzo, dalle undici all'una invece che dalle undici alle due del pomeriggio. Non credo che per i minatori sulcitani un'ora in meno di interruzione giornaliera facesse la differenza fra lavoro dignitoso e sfruttamento, ma quel provvedimento smuove qualcosa. Quel giorno nessuno si presenta al lavoro. Il direttore greco non se l'aspettava questo dalla gente di Buggerru, nonostante in tutta Italia le insofferenze degli operai fossero ormai realtà quotidiana. In Italia appunto, non in Sardegna, non quei minatori, che ancora sette anni dopo una Commissione d'Inchiesta del Parlamento descriverà come "Una massa ancora relativamente primitiva, con le ingenue qualità, le fiducie, gli entusiasmi che l'evoluzione sociale tende a distruggere, e la capacità di resistenza e di sforzo continuo e regolare che la civiltà crea e sviluppa". Achille Georgiades decide di coinvolgere Cagliari, e Cagliari accorre in suo aiuto, con l'invio di un viceprefetto, un capitano dei carabinieri e un delegato di pubblica sicurezza. Ma quattro dirigenti non sono sufficienti a fronteggiare 6500 persone, fossero anche "massa (...) primitiva". E allora si tratta. Si invitano i dirigenti del Partito Socialista e della Federazione Regionale dei Minatori da Cagliari e si discute. Per lo meno fino al pomeriggio di domenica quattro settembre, quando nel piccolo borgo fanno il loro ingresso i militari del 42° reggimento di fanteria, il cui arrivo era stato oggetto di una ben più seria trattativa. Il delegato socialista e quello dei minatori cercano di scongiurare la tragedia, ma Georgiades non manda segnali concilianti.
I minatori s'innervosiscono, i militari sparano. Sul piazzale di fronte alla falegnameria cadono i corpi di Felice Littera, 31 anni, e di Salvatore Montixi, 49. Poco dopo morirà in ospedale Giustino Pittau, di 32 anni.
L'eco dei fatti sardi corre velocissima, e dalla lontana Milano partono le iniziative per una mobilitazione senza precedenti, nonostante la freddezza del Partito Socialista. La Sardegna piange i suoi morti, silenziosamente, come ancora oggi accade troppo spesso. Nel resto d'Italia è 16 settembre, il primo sciopero generale.

Come in ogni ricorrenza ci si chiede cosa resta di ciò che si commemora, ci si interroga sul significato storico di ciò che è accaduto. Spesso lo si fa con convegni, manifestazioni, targhe, saggi. Oggi a Buggerru commemoreranno quei morti, e festeggeranno, forse, la nascita di un movimento operaio più coeso, i massimi esponenti sindacali nazionali, le più alte cariche istituzionali sarde e, mi auguro, tanta gente. Come in altre occasioni, il mio augurio è che si pronuncino parole vere e forti, seguite da fatti altrettanto concreti.
Intanto a Buggerru restano poche cose. Ci sono alcune sculture di Pinuccio Sciola che ricordano i corpi dei tre caduti. C'è una targa inaugurata cinquant'anni fa, in cui si possono leggere le parole commosse dello scrittore nuorese Sebastiano Satta,

"Sardegna, dolce madre taciturna.
Non mai sangue più puro
e innocente di questo ti bruciò
il core"


C'è il tentativo di una rinascita turistica.
Oggi c'è una tremenda sensazione di attualità.

(questo pomeriggio update con Credits ed Immagini)

[post scritto ieri ma non pubblicato causa inagibilità di Splinder]




















postato da: Pescetrombetta alle ore 13:35 | link | commenti (5)
categorie: accadde oggi
13/06/2004

13 giugno 1984, addio Enrico

Vent'anni fà un milione e mezzo di persone partecipò a Roma ai funerali del segretario del PCI Enrico Berlinguer (qui un breve filmato). Ero troppo piccola per ricordare. Sono stati le letture, gli studi e gli ultimi scampoli della scuola di partito dell'allora Partito Democratico della Sinistra a farmi conoscere meglio il mio concittadino più carismatico.





Voglio ricordarlo con uno dei suoi discorsi più famosi, purtroppo ancora attuale. Lo trascrivo come promemoria, come monito, come augurio.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
(la Repubblica, 1981, intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer)












postato da: Pescetrombetta alle ore 23:55 | link | commenti (5)
categorie: diario per immagini, accadde oggi
04/06/2004



La strage di Piazza Tien An Men (18 aprile - 4 giugno 1989) secondo un murales di
Orgosolo
(grazie a La mia Sardegna, qui
altre immagini dei Murales)

P.s.: ho dovuto ridurre le dimensioni dell'immagine perché l'impaginazione del blog ne risentiva parecchio, cliccate qua per vedere la foto con la risoluzione ottimale.






postato da: Pescetrombetta alle ore 16:00 | link | commenti (4)
categorie: diario per immagini, accadde oggi