"Chi vive nel nostro tempo
è vittima di nevrosi. Per
vivere bene non bisogna
essere contemporanei"
(Ennio Flaiano)
A tutti i viaggianti, il mio benvenuto
COME FARSI SCOPPIARE L'ULTIMO NEURONE RIMASTO E VIVERE FELICI
“Rock. Jazz. Punk. Dada. Beat. Queste parole e i loro cugini alla lontana, la famiglia degli “ismi” (surrealismo, postmodernismo, espressionismo astratto, minimalismo), vengono usati per modificare e commercializzare la complessa visione personale dell’artista. Ma questa terminologia non ha a che fare con il comprendere. Non è mai stato così. Si tratta di soldi. Una volta che un gruppo di artisti, scrittori, o musicisti è stato impacchettato sotto una tale etichetta non è solo più facile per il loro lavoro essere immesso nel mercato, è anche più facile per la critica rispondere con opinioni preconfezionate. L’ascoltatore è privato del suo diritto al piacere di creare la propria interpretazione e la critica non deve più pensare a cosa sta davvero succedendo. (…) Certo il lavoro della critica non è facile, ma è motivo di grande delusione per me che dopo più di vent’anni di lavoro musicale alcuno scrittore si sia spinto più in là per analizzare esattamente cos’è che stiamo facendo”.
Così parlò John Zorn nell’introduzione al libro “Arcana. Musicians On Music”. Un progetto in cui invitò appunto diversi musicisti a scrivere del proprio lavoro. L’ho ripreso ultimamente e non è per niente una lettura facile, per quanto mi riguarda. Eppure vado avanti con una certa qual gioia.
In ogni caso: sapevatelo (del libro).