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24/11/2004

“ (…) Ergo: la Italia ventitré anni quello animalino la mandò. E che il giudice mi tagli la mano, se questo che qui non è sillogismo diritto, di misura stretta. Il suggeritore fu lui il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate, lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio) , lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitré anni durante: sulle povere e macre spalle di una gente sudata, convocata birrescamente a’ sagrati maledetti, a’ rostri delle future isconfitte, incitata alle acclamazioni obbligative: compressa al raduno come la gente acciughiera in nel barile, spersa, in fatto, tra i segni di demenza: a veder montanare il futuro, il nutrimento della carne, dello spirito futuro.Una istrombazzata di parole senza costrutto, ch’erano i rutti magni di quel furioso babbèo, la risarciva de’ contributi sindacali “in continuo e promettente sviluppo”, cioè via via magnificati alla chetichella “per legge” o “per decreto-legge”, cioè ad arbitrio d’un tratto di penna di essi despoti. La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia abbozzava: ingollava e defecava la legge.”

Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapo” 1967




postato da: mdr alle ore 20:45 | link | commenti (5)
categorie: qui lo dico
05/11/2004

La storia e la retorica

Nel giro di poche ore abbiamo potuto veder porre il sigillo definitivo sui due eventi che hanno tenuto incollati alle notizie milioni di persone. Ci sono i dati definitivi sulle elezioni statunitensi, ci sono confuse dichiarazioni, repliche e contro-repliche sulle condizioni di salute di Arafat, ma la situazione è che il leader palestinese si trova in coma irreversibile, e l'unico dubbio riguarda adesso il luogo in cui verrà sepolto.
C'è un tempismo beffardo che lega questi due avvenimenti, che spinge ad un pessimismo ancora più cupo di quello che avremmo provato considerandoli singolarmente. Ma provo un fastidio istintivo per questo tipo di atteggiamento, e domani proverò a spiegare meglio che cosa intendo.
Una piccola anticipazione ve la possono dare le parole di Adriano Sofri, in un articolo dal titolo Noi, sconfitti con Kerry,  comparso su la Repubblica di oggi (non disponibile on line, purtroppo):

"Non torniamo a casa, né ai cartelli già scritti, sul Bush scorso - anzi, per i più previdenti, già sul Bush padre: non si butta via niente. La parola d'ordine sia: ingerenza, ingerenza, ingerenza. Votiamo in tutta Europa sulle guerre di Bush, sugli affari di Chirac, sulle vacanze di Kofi Annan, sugli affari di Putin, sugli affari di Bush. Scopriamo l'America. Facciamoci le ossa da cittadini degli Stati uniti di America e d'Europa, intanto, e domani chissà, della terra. Facciamoci i fatti loro. Che si faranno i fatti nostri, è certo."

(continua.)







postato da: Pescetrombetta alle ore 23:22 | link | commenti (1)
categorie: qui lo dico
25/10/2004

Cappottino

Si, ho capito,
sette a zero.
Ma con un'
affluenza poco più che statunitense. E poi, suvvia, parliamo di sette parlamentari.
Certo, avete ragione. E' di un'indicazione importante, fa morale,
esalta animi anemici.
Ma vi prego, amici e compagni, lasciate stare lo
champagne, lasciate stare i giochini enigmistici, gli acronimi non fanno per voi. Magari parlate di cosine concrete in modo chiaro, ogni tanto. Si potrebbe cominciare da qui, ricorda niente?

Massì, godiamoci questi quindici secondi di gloria, in tempi di vacche magre...







postato da: Pescetrombetta alle ore 20:52 | link | commenti (6)
categorie: qui lo dico
20/10/2004

Lettera aperta

Credo sia doveroso riportare qui la discussione che si è svolta oggi fra i commenti ad un mio post.
A seguito di questo pezzo ricevo fra i commenti la seguente replica del diretto interessato:

Beh, a saccentelleria ne avete da insegnare: il vostro è evidentemente un giudizio competente su questo piano. La sapete così lunga che non spreco tempo a spiegare cose ovvie che non avete voluto capire pur di tromboneggiare e sfogare antipatie. Fate almeno il favore di non chiamare "rettifica" una cosa che rettifica non è. Ciao, L.

Di fronte alle cortesi richieste di spiegazione di
Ruckert e Daniela, Luca Sofri risponde:

A gentilezza, gentilezza e mezzo:
Ho citato una cosa detta da Ferrara. Molti, senza averla sentita, leggendola fuori contesto, l'hanno interpretata come una banale sparata omofobica, malgrado tale interpretazione supponesse una tale superficialità - oltre che la sgradevolezza, naturalmente - da non renderla attribuibile a persone di qualche intelligenza, Ferrara compreso. Quindi mi sono sentito in dovere di essere latore non solo della frase, ma anche della sua contestualizzazione e di quella che a me pareva una sua spiegazione un po' più complessa e sensata (da cui si è liberi di dissentire, ma almeno si dissenta da qualcosa di un po' più pensato).
Detto questo, non posso non far notare agli animati da buone intenzioni che questo era già spiegato in ciò che avevo scritto, e anche che qui mi pare prevalga una maggioranza con una certa livorosa voglia di cantarne quattro e di pensarsi spiritosa con poco sforzo. Anche sull'essere acidi, si può fare di meglio. Ciao, L.

In primo luogo vorrei ribadire che ho seguito in tv buona parte della trasmissione, abbastanza da poter anch'io contestualizzare quella
frase, che blob ed il tuo blog hanno poi contribuito ad amplificare. Con tutta la mia buona volontà (forse scarsa, chi può dirlo), non riesco a non leggere in quelle parole una presa di posizione netta, che non condivido, da parte di Ferrara. O, al limite, posso vederci un'ennesima manifestazione dell'inntata passione del direttore del Foglio per la provocazione, non meno inopportuna ed irrispettosa, se si vuole affrontare seriamente un argomento così delicato. Ho trovato nel tuo intervento un'analisi estremamente lucida del conflitto fra normalità biologica e anormalità sociale (nell'attuale momento storico) dell'omosessualità. E lo dico sinceramente, senza alcuna ironia. Ma non riesco a ravvisare nelle tue parole un nesso logico con l'esternazione del conduttore di Otto e mezzo. In altre parole, ritengo oltremodo forzato leggere in quella frase estemporanea di Ferrara un'analisi sociologica meditata, come quella che hai fatto tu. E rimango di questa opinione.
Per quel che riguarda il mio post, non pretendo, e non ho mai preteso, che le mie riflessioni, le mie boutade, risultino gradite a tutti, condivise, o intelligentemente spiritose. Ho scritto quello che le tue parole mi hanno suscitato sul momento, in una forma che ad alcuni potrà sembrare ironica, ad altri irritante, ad altri ancora banale. Ma in alcun modo le mie parole volevano essere offensive. Mi spiace se questa è stata la tua interpretazione, ma non accetto di essere definita livorosa e superficiale, soprattutto da parte di chi non mi conosce personalmente.
Un discorso a parte meritano i commenti, dettati dall'istantaneità della comunicazione su blog, per i quali avrei dovuto senza dubbio prestare una maggiore attenzione, e non lasciarmi andare a scrivere cose che a freddo non ritengo né corrette né veritiere. Per i commenti infatti, ti porgo le mie scuse. Per quelli dei visitatori, come è ovvio, risponderanno i diretti interessati.
Per ulteriori chiarimenti, non mi muovo da qua!

Claudia Firino

(ché non si dica che oltre ad essere acida, livorosa e poco spiritosa, tenti anche di nascondermi dietro l'anonimato "internettaro")

P.s.: coerentemente con quanto detto ho rimosso alcuni dei miei commenti a questo post.













postato da: Pescetrombetta alle ore 23:51 | link | commenti (6)
categorie: qui lo dico
17/10/2004

Precisazioni utili, ma anche no

Luca Sofri giorni fa ha incrementato i già notevoli accessi al suo blog con la trascrizione di una simpatica frase di Giuliano Ferrara. Molti blog, tra cui
questo, l'hanno riportata e commentata, ammesso che fosse facile aggiungervi qualcosa.
Il 14 ottobre Luca Sofri rettifica, imbastento un'improbabile contestualizzazione delle parole di Ferrara. Scrive:

"Essendo stato - mi pare - il primo latore di una
citazione che poi è stata molto ripresa e discussa in rete, senza che i discussori avessero probabilmente ascoltato l’originale, vorrei farne capire qualcosa di più.
La frase di Giuiano Ferrara aveva del tutto senso: in un dibatito in cui si tendeva a trattare con understatement le questioni relative al rapporto tra l’omosessualità e la nostra cultura, Ferrara ha detto: "Non è normale! L’omosessualità è bellissima, straordinaria, la consiglio a tutti! Ma cazzo, non è normale”.
Frase che ho riportato più che altro per la forma e la passione con cui era stata pronunciata, non certo perché destasse scandalo. Senza scomodare tutti i luoghi comuni su “cos’è-la-normalità” eccetera, mi pare indiscutibile che ritenere l’omosessualità “normale” nelle nostre società è una legittima pretesa, ma del tutto distante dalla realtà. L’omosessualità è naturalmente e biologicamente “normale”, dovrebbe esserlo culturalmente, noi facciamo tutte queste discussioni perché lo sia: ma è lampante che a oggi non lo è. L’omosessualità è tuttora scandalosa, a volte in modo indegno e a volte in modo stupidamente lieve. Fingere che sia “normale” è un benevolo desiderio o una pigra ipocrisia.
Questo stava in quelle parole, per chi non ha la cartuccera dell’indignazione sempre carica.
"

Innanzitutto mi rallegro per le posizioni progressiste, o forse sarebbe meglio dire normali, sull'omosessualità, di Luca Sofri. Ma veramente mi sfugge il senso di questa precisazione. Io ho seguito la trasmissione di Ottoemezzo sul tema della bocciatura di Buttiglione, e ho potuto osservare il contesto in cui quelle parole sono state pronunciate. Dovete immaginare il viso pacioso di Ferrara sorridere sornione, e quasi urlare all'improvviso, interrompendo non mi ricordo quale interlocutore, la frase incriminata. Ferrara è uomo di cultura, e ci affascina ogni sera con il suo brillante eloquio. Mi risulta difficile credere che si sia lasciato andare a quelle rozze parole senza che con quelle rozze parole volesse dire qualcosa di diverso da quello che ha detto (su questo capolavoro di periodo accetto umilmente i vostri improperi, nda). E che tutti, al di là delle opinioni personali, hanno interpretato nell'unico modo in cui potevano essere interpretate, "senza scomodare tutti i luoghi comuni su “cos’è-la-normalità” eccetera".
Ora, miei cari lettori, ho bisogno del vostro aiuto. Due possono essere i motivi che hanno spinto Luca Sofri a scrivere quella precisazione. Leggete e dite la vostra.
1) Sofri si è iscritto alla facoltà di filosofia ed ha voluto subito stupire i suoi docenti, con quel piglio vagamente saccentello, ideando una nuova forma di sillogismo dell'assurdo (o del nonsense).
2) [Thanks to Dans] Driiin!
LS: Pronto
GF: a Lu', sono Giuliano
LS: ciao capo, dimmi
GF: ma che c*** hai scritto sul tuo b... bl... blob, l'hai fatto apposta, mi fai mettere alla berlina dalla lobby dei blobbers, che è peggio di quella dei gay!
LS: no... dai... che dici... hai capito male... poi non mi legge nessuno... ehi, scusa, ti devo lasciare... devo aggiornare il bl... ops, volevo dire, scrivere l'articolo per il tuo giornale. Ma domani vieni a pranzo?
Click











postato da: Pescetrombetta alle ore 23:24 | link | commenti (17)
categorie: qui lo dico
04/10/2004

Pensierino del lunedì (quando, si sa, siamo scarsamente ragionevoli)

Non ho fatto nessun commento sulla
strage dei bambini del 30 settembre. Non perché mi sia sfuggita la notizia, ma perché, come accade spesso, di fronte all'orrore, di fronte alle foto dei bambini straziati date in pasto a noi, esigente pubblico occidental-benpensante, non ho alcun sentimento oltre la pietà. E quasi nessuna parola, inutile dettaglio nel calderone mediatico.
Ma una cosa, sinceramente, non riesco a capirla. A quale genio di strategia militare poteva venire in mente di far avvicinare dei bambini ad un convoglio militare (un convoglio, non un carrarmato)? In quel regno della pace che è l'Iraq in generale e Baghdad in particolare. Sarò la solita sospettosa, ma i casi sono due. O si è trattato di un'imperdonabile leggerezza, o di un modo di
proteggere l'ingresso del convoglio in un'area che gli americani non controllavano. Inutile aggiungere che qui si spera di poter criticare l'esercito a stelle e strisce per un'ingenua sbadataggine.




postato da: Pescetrombetta alle ore 14:51 | link | commenti (2)
categorie: qui lo dico, flash
06/06/2004

Della stupidità politica e associativa

(Scritto alle h 16.00)
Oggi non dovrei essere qui. Non avrei dovuto essere qui. Non avrei dovuto avere il tempo né il motivo per scrivere queste due righe, se non per augurarvi il mio (quasi) consueto "buona sopravvivenza domenicale". Avrei dovuto trovarmi ai giardini pubblici della mia città, per partecipare ad una manifestazione che da diversi anni dà il benvenuto all'estate e rimpingua le casse delle associazioni di volontariato, il Giardino della solidarietà. Lì avrei dovuto fare il mio turno al banchetto di
Emergency, ma Emergency, o meglio, una parte a quanto pare maggioritaria del gruppo territoriale di Sassari, ha deciso ieri sera che non era più opportuno partecipare. Il motivo? La contestuale presenza di una rappresentativa della Brigata Sassari.


(La bambina ingenua di tre anni che è in me prende il sopravvento)

E dunque?

E dunque sono militari, mica possiamo stare nello stesso giardino.

Perché no?

Perché noi portiamo avanti un ideale diverso.

Certo, lo so. Ma se la gente non vi vede non potrà saperlo.

La nostra assenza ha un significato politico preciso e importante.

... io questo non lo posso capire, però chi ha fatto una passeggiata ai giardini non ha visto Emergency. Ha visto gli scout, i ragazzi del mercato equo e solidale, i missionari, la Croce Rossa, l'Aido... ma non ha visto Emergency, la sua E rossa cerchiata, le sue bandiere della pace...


(Ritorna la me di venticinque anni)
Oggi il gruppo Emergency di Sassari ha fatto di fronte alla città una pessima figura, per la quale l'unica speranza è che la città dormisse o fosse distratta. E la parte attenta che conclusioni avrà tratto? Che come scrivono, dicono e pensano in molti "quelli di Emergency" sono dei fanatici e sono nemici dei militari. Dimenticando ciò che è fondamentalmente questa associazione, una organizzazione non governativa presente in nove paesi in via di sviluppo che cura e riabilita le vittime delle mine e delle guerre.
Da cattiva blogghista quale sono non so citarvi le esatte parole né darvi il link dell'intervista a Gino Strada di cui vi voglio parlare, ma concedetemi un po' di fiducia. Ricordo un articolo de
la Repubblica in cui il fondatore di Emergency, raccontando il lavoro svolto dall'associazione in Afghanistan, parlava con toni entusiastici della collaborazione con i soldati italiani. Quest'intervista non cambia ovviamente il mio punto di vista, se anche Strada in persona mi avesse detto che era sbagliato essere là oggi, io l'avrei trovata comunque una cosa stupida. Ma è un'ulteriore conferma di quel che penso. Stupidità e superficialità sono le uniche parole che mi vengono in mente per qualificare ciò che è successo oggi.
Come socia me ne vergogno, se fossi una simpatizzante qualunquista e disinformata sarei molto incazzata, se fossi una qualunquista e basta a questi non darei più un soldo. Ma non in tutte le città "questi" si comportano così, spero.

P.s.: il formato assolutamente schizofrenico di questo post è indipendente dalla mia volontà











postato da: Pescetrombetta alle ore 22:27 | link | commenti (10)
categorie: qui lo dico
13/11/2003

"Ho cancellato il ricordo, e perché son caduto;
rammento stagioni in cui dietro ad un sole non chiaro
veniva improvviso quel freddo totale, assoluto,
e infine lamenti poi grida e bestemmie e uno sparo.
Guarda la guerra che beffa, che scherzo puerile,
io che non mi ero mai spinto in un lungo cammino,
ho visto quel poco di mondo da dietro un fucile,
ho visto altra gente soltanto da dietro a un mirino"

(Il caduto, Francesco Guccini)

"Non più i cadaveri dei soldati"
(La guerra di Piero, Fabrizio de Andrè)

Sono le prime parole che ho pensato, due citazioni, la seconda celeberrima, la prima sconosciuta ai più, nonostante la fama dell'autore. Le ho sempre collegate a guerre lontane, alle due mondiali ad esempio, e con tutta probabilità è pensando a quegli eventi che sono state scritte.
Pensavo alla brevi biografie dei caduti, accennate in alcuni siti internet. C'erano militari professionisti ed ormai esperti, ce n'erano di giovani in ferma breve, molti sarebbero tornati a giorni dalle loro famiglie. Alcuni, come il giovane sottoufficiale di Sant'Antioco, si erano forse arruolati perché non vedevano alternative alla disoccupazione o al precariato, e in pochi mesi di servizio sapevano di poter mettere da parte una discreta somma. Ma forse non è così importante, o lo è solo per noi italiani, e nemmeno lo sarà per tanto tempo. I diciotto caduti sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di quella realtà ingovernabile e ferita che è l'Iraq. Prima di noi altri militari, e poi una quantità che forse mai verrà censita di civili iracheni, colpevoli di essere nati nel luogo e nel momento sbagliato.
Il nostro presidente del consiglio ha chiesto che almeno per la giornata di oggi non si provocassero polemiche, per rispettare il dolore delle famiglie. Per qualche ora mi sono trovata d'accordo, ma mi sembrava di essere tornata all'11 settembre di due anni fà, quando avanzare un certo tipo di analisi su ciò che era appena accaduto era considerato nella migliore delle ipotesi eretico ed irrispettoso nei confronti di vittime e parenti, e nella peggiore come complicità con i terroristi. E tutti ricordiamo come quel silenzio, quell'autocensura, quel torpore della ragione siano durati forse troppo a lungo. Non credo che cercare di analizzare le cause e i possibili scenari futuri costituisca mancanza di rispetto, anzi forse potrebbe aiutare a dare un senso a quelle morti, e ad evitare di commettere gli stessi errori.
Non voglio ripetere considerazioni fin troppo ovvie (ma non per questo irragionevoli) sul giudizio negativo che da più parti si è dato a questa seconda campagna irachena, o sull'ipocrisia fatta sulla missione dei soldati italiani, definita eufemisticamente umanitaria e di conseguenza meno rischiosa. Ma fra i commenti di illustri giornalisti chiamati ad intervenire nei salotti più prestigiosi, mi ha colpito una lucida ed inquietante analisi del giornalista (mi sfugge purtroppo il suo nome, rimedierò) che dirige l'informazione su Rete All Music, canale di certo non votato all'approfondimento politico. Il giornalista prospettava un governo ancora più attivo sullo scacchiere iracheno, in virtù dell'accresciuta importanza acquisita per l'evidente fatto che "anche noi ora abbiamo offerto le nostre vittime alla causa irachena, non solo voi americani ed inglesi... ergo anche noi abbiamo diritto ad una fetta della torta". Sarebbe bello poter dimostrare che quel giornalista avrebbe fatto meglio ad occuparsi solo di musica.

Buona notte













postato da: Pescetrombetta alle ore 02:13 | link | commenti (1)
categorie: qui lo dico
05/11/2003

Buona mattina,

ha qui inizio il mio Web Log (chi non ne ha uno oggigiorno, dice benissimo il proprietario di uno dei blog italiani più interessanti, cioè Claudio Sabelli Fioretti). Credo sia d'obbligo una piccola presentazione. Mi chiamo Claudia, vado per il quarto di secolo, e vivo in quell'isola che i Fenici difesero strenuamente per la sua posizione strategica nel Mediterraneo (e gli americani sono oggi perfettamente d'accordo con i Fenici, data la quantità di basi militari che vi hanno costruito...), cioè la Sardegna. Sono abbastanza pigra, caratteristica che non si confà certo ad una buona "bloggista", ma estremamente curiosa di questo strano strumento inventato, per quel che ne so, non più di due anni fa. Non l'ho creato per comunicare le mie verità (nel caso ne avessi qualcuna, ma sarebbe più che patetico in ogni caso), né per costruire un microcosmo nel quale rifugiarsi (come già si può intuire dal messaggio di accoglienza alla sinistra del vostro schermo), ma per scambiare pareri, sensazioni, informazioni con chi vorrà leggermi, o con chi casualmente passerà da queste parti, su quello che ci capita ogni giorno (la polis nel senso più ampio), con l'auspicio e l'augurio (che faccio per prima a me stessa) che non ci lasci indifferenti.

A presto, e buona esistenza

postato da: Pescetrombetta alle ore 12:00 | link | commenti (10)
categorie: divagazioni, blog di servizio, qui lo dico