"Chi vive nel nostro tempo
è vittima di nevrosi. Per
vivere bene non bisogna
essere contemporanei"
(Ennio Flaiano)
A tutti i viaggianti, il mio benvenuto
“ (…) Ergo: la Italia ventitré anni quello animalino la mandò. E che il giudice mi tagli la mano, se questo che qui non è sillogismo diritto, di misura stretta. Il suggeritore fu lui il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate, lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio) , lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitré anni durante: sulle povere e macre spalle di una gente sudata, convocata birrescamente a’ sagrati maledetti, a’ rostri delle future isconfitte, incitata alle acclamazioni obbligative: compressa al raduno come la gente acciughiera in nel barile, spersa, in fatto, tra i segni di demenza: a veder montanare il futuro, il nutrimento della carne, dello spirito futuro.Una istrombazzata di parole senza costrutto, ch’erano i rutti magni di quel furioso babbèo, la risarciva de’ contributi sindacali “in continuo e promettente sviluppo”, cioè via via magnificati alla chetichella “per legge” o “per decreto-legge”, cioè ad arbitrio d’un tratto di penna di essi despoti. La Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia abbozzava: ingollava e defecava la legge.”
Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapo” 1967
Pensierino del lunedì (quando, si sa, siamo scarsamente ragionevoli)
Non ho fatto nessun commento sulla strage dei bambini del 30 settembre. Non perché mi sia sfuggita la notizia, ma perché, come accade spesso, di fronte all'orrore, di fronte alle foto dei bambini straziati date in pasto a noi, esigente pubblico occidental-benpensante, non ho alcun sentimento oltre la pietà. E quasi nessuna parola, inutile dettaglio nel calderone mediatico.
Ma una cosa, sinceramente, non riesco a capirla. A quale genio di strategia militare poteva venire in mente di far avvicinare dei bambini ad un convoglio militare (un convoglio, non un carrarmato)? In quel regno della pace che è l'Iraq in generale e Baghdad in particolare. Sarò la solita sospettosa, ma i casi sono due. O si è trattato di un'imperdonabile leggerezza, o di un modo di proteggere l'ingresso del convoglio in un'area che gli americani non controllavano. Inutile aggiungere che qui si spera di poter criticare l'esercito a stelle e strisce per un'ingenua sbadataggine.
Della stupidità politica e associativa
(Scritto alle h 16.00)
Oggi non dovrei essere qui. Non avrei dovuto essere qui. Non avrei dovuto avere il tempo né il motivo per scrivere queste due righe, se non per augurarvi il mio (quasi) consueto "buona sopravvivenza domenicale". Avrei dovuto trovarmi ai giardini pubblici della mia città, per partecipare ad una manifestazione che da diversi anni dà il benvenuto all'estate e rimpingua le casse delle associazioni di volontariato, il Giardino della solidarietà. Lì avrei dovuto fare il mio turno al banchetto di Emergency, ma Emergency, o meglio, una parte a quanto pare maggioritaria del gruppo territoriale di Sassari, ha deciso ieri sera che non era più opportuno partecipare. Il motivo? La contestuale presenza di una rappresentativa della Brigata Sassari.
(La bambina ingenua di tre anni che è in me prende il sopravvento)
E dunque?
E dunque sono militari, mica possiamo stare nello stesso giardino.
Perché no?
Perché noi portiamo avanti un ideale diverso.
Certo, lo so. Ma se la gente non vi vede non potrà saperlo.
La nostra assenza ha un significato politico preciso e importante.
... io questo non lo posso capire, però chi ha fatto una passeggiata ai giardini non ha visto Emergency. Ha visto gli scout, i ragazzi del mercato equo e solidale, i missionari, la Croce Rossa, l'Aido... ma non ha visto Emergency, la sua E rossa cerchiata, le sue bandiere della pace...
(Ritorna la me di venticinque anni)
"Ho cancellato il ricordo, e perché son caduto;
rammento stagioni in cui dietro ad un sole non chiaro
veniva improvviso quel freddo totale, assoluto,
e infine lamenti poi grida e bestemmie e uno sparo.
Guarda la guerra che beffa, che scherzo puerile,
io che non mi ero mai spinto in un lungo cammino,
ho visto quel poco di mondo da dietro un fucile,
ho visto altra gente soltanto da dietro a un mirino"
(Il caduto, Francesco Guccini)
"Non più i cadaveri dei soldati"
(La guerra di Piero, Fabrizio de Andrè)
Sono le prime parole che ho pensato, due citazioni, la seconda celeberrima, la prima sconosciuta ai più, nonostante la fama dell'autore. Le ho sempre collegate a guerre lontane, alle due mondiali ad esempio, e con tutta probabilità è pensando a quegli eventi che sono state scritte.
Pensavo alla brevi biografie dei caduti, accennate in alcuni siti internet. C'erano militari professionisti ed ormai esperti, ce n'erano di giovani in ferma breve, molti sarebbero tornati a giorni dalle loro famiglie. Alcuni, come il giovane sottoufficiale di Sant'Antioco, si erano forse arruolati perché non vedevano alternative alla disoccupazione o al precariato, e in pochi mesi di servizio sapevano di poter mettere da parte una discreta somma. Ma forse non è così importante, o lo è solo per noi italiani, e nemmeno lo sarà per tanto tempo. I diciotto caduti sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di quella realtà ingovernabile e ferita che è l'Iraq. Prima di noi altri militari, e poi una quantità che forse mai verrà censita di civili iracheni, colpevoli di essere nati nel luogo e nel momento sbagliato.
Il nostro presidente del consiglio ha chiesto che almeno per la giornata di oggi non si provocassero polemiche, per rispettare il dolore delle famiglie. Per qualche ora mi sono trovata d'accordo, ma mi sembrava di essere tornata all'11 settembre di due anni fà, quando avanzare un certo tipo di analisi su ciò che era appena accaduto era considerato nella migliore delle ipotesi eretico ed irrispettoso nei confronti di vittime e parenti, e nella peggiore come complicità con i terroristi. E tutti ricordiamo come quel silenzio, quell'autocensura, quel torpore della ragione siano durati forse troppo a lungo. Non credo che cercare di analizzare le cause e i possibili scenari futuri costituisca mancanza di rispetto, anzi forse potrebbe aiutare a dare un senso a quelle morti, e ad evitare di commettere gli stessi errori.
Non voglio ripetere considerazioni fin troppo ovvie (ma non per questo irragionevoli) sul giudizio negativo che da più parti si è dato a questa seconda campagna irachena, o sull'ipocrisia fatta sulla missione dei soldati italiani, definita eufemisticamente umanitaria e di conseguenza meno rischiosa. Ma fra i commenti di illustri giornalisti chiamati ad intervenire nei salotti più prestigiosi, mi ha colpito una lucida ed inquietante analisi del giornalista (mi sfugge purtroppo il suo nome, rimedierò) che dirige l'informazione su Rete All Music, canale di certo non votato all'approfondimento politico. Il giornalista prospettava un governo ancora più attivo sullo scacchiere iracheno, in virtù dell'accresciuta importanza acquisita per l'evidente fatto che "anche noi ora abbiamo offerto le nostre vittime alla causa irachena, non solo voi americani ed inglesi... ergo anche noi abbiamo diritto ad una fetta della torta". Sarebbe bello poter dimostrare che quel giornalista avrebbe fatto meglio ad occuparsi solo di musica.
Buona notte
Buona mattina,
ha qui inizio il mio Web Log (chi non ne ha uno oggigiorno, dice benissimo il proprietario di uno dei blog italiani più interessanti, cioè Claudio Sabelli Fioretti). Credo sia d'obbligo una piccola presentazione. Mi chiamo Claudia, vado per il quarto di secolo, e vivo in quell'isola che i Fenici difesero strenuamente per la sua posizione strategica nel Mediterraneo (e gli americani sono oggi perfettamente d'accordo con i Fenici, data la quantità di basi militari che vi hanno costruito...), cioè la Sardegna. Sono abbastanza pigra, caratteristica che non si confà certo ad una buona "bloggista", ma estremamente curiosa di questo strano strumento inventato, per quel che ne so, non più di due anni fa. Non l'ho creato per comunicare le mie verità (nel caso ne avessi qualcuna, ma sarebbe più che patetico in ogni caso), né per costruire un microcosmo nel quale rifugiarsi (come già si può intuire dal messaggio di accoglienza alla sinistra del vostro schermo), ma per scambiare pareri, sensazioni, informazioni con chi vorrà leggermi, o con chi casualmente passerà da queste parti, su quello che ci capita ogni giorno (la polis nel senso più ampio), con l'auspicio e l'augurio (che faccio per prima a me stessa) che non ci lasci indifferenti.
A presto, e buona esistenza